Non ho più voglia

Non va.

Non riesco.

Non ottimizzo niente.

Parole in testa a valanghe che causano omicidi di tutti i miei progetti.

Parole in testa come ettolitri d’acqua salata che affogano tutti i miei buoni propositi.

E neanche cinque minuti da solo con te per sentirmi mandare a fanculo.

E neanche cinque minuti da solo con te per donarti un mannaggia cristo.

E siedo al freddo di questo maggio idiota ad aspettare qualcosa, mentre l’intero universo mi collassa addosso addensandomi lo spirito.

E sono stato troppo idiota e coglione da non metterti il cazzo in mano dalla prima sera che ci siamo visti.

E sono stato troppo idiota e coglione a sperare in qualcosa di bello.

E sono stato troppo, punto.

A capo, adesso pensandoci bene lascio perdere perchè chissenefrega ed è la quinta volta che mi lasci seduto al freddo ad aspettare come un idiota qualcosa che sapevo benissimo non sarebbe arrivato ma sai com’èho pensato, perchè per una volta qualcosa di bello non può capitare pure a me?

No.

Non va, qualcosa di bello a me non può capitare.

Non in questa vita.

Non in questo corpo.

Non in queste due semplici coincidenze.

Ed è una cosa che ho sempre saputo.

Ed ho provato ad andare avanti.

Ed ho fallito miseramente un altra volta.

E mi sono rotto le palle.

E probabilmente un monastero sperduto è l’unica mia meta possibile.

Un isolamento forzato, un annichilimento comportamentale interiore.

Tipo un coma ad occhi aperti.

Tipo un cervello in una vasca d’acqua frizzante.

Perchè tutti i libri che ho letto, i concerti che ho visto, le sbronze devastanti, i dialoghi sopra i massimi sistemi esistenziali ogni volta che fumo una canna, le mie paranoie ed insicurezze, dopo tutte le notti insonni a fissare il soffitto cercando di smussare il mio lato codardo, le sigarette con l’ansia, gli occhiali da sole per nascondere le cicatrici, le frasi morte e masticate tenute contro il palato.

Niente ha importanza, per nessuno.

Qualcosa mi dice che dovrei essere felice.

Qualcosa mi dice che ho quasi trent’anni e sono un cadavere.

Un terzo qualcosa non lo trovo.

Non ho più appigli.

Non ho più sonagli con cui incantarmi.

Non ho più voglia.

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Andrea Doro

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