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S.R.A.C.

Un tizio vestito come un baronetto sta riferendo ad una strafiga che lo guarda adorante l’andamento dei suoi fondi di investimento. Sullo sfondo una piscina azzurra e il prato verde di una villa di quelle che di solito non è dato di vedere perché stanno nascoste dietro altissimi muri di cinta.
Compare un ragazzo con i dreadlocks tutto sdrucito che esclama: ”Ehi, a forza di sentir parlare di soldi me n’è venuta voglia!”
Parte una musica celestiale e una voce impostata recita fuori campo: “Il disinteresse per il denaro fa male alla società. Chi non lotta per il denaro danneggia sé stesso e ostacola il progresso”. Scorrono le immagini del ragazzo ripulito e rivestito come un modello casual-griffato che bacia la strafiga. “Se conosci qualcun altro da salvare, non esitare! Contattaci al numero verde 800-132465. Chi oggi pensa di non aver bisogno di noi, domani ti ringrazierà. SRAC: Scuole di Rieducazione all’Avidità e alla Competizione: il denaro colora la vita”
Musichetta a sfumare e dissolvenza.
Riparte il programma che insegna a caramellare il fois-gras.
L’uomo sorride e spegne la televisione.
La SRAC.
Lui se lo ricorda bene quando ha varcato per la prima voglia la soglia della SRAC della sua città. L’ultima speranza di mamma e papà per un figlio senza speranze. Un ragazzetto che non sapeva niente e già credeva di aver capito tutto, uno che cullava progetti da coglione. Vivere con poco, accontentarsi di ancor meno. Con la testa persa dietro le menzogne.
Amore prima di tutte.
Ma anche Amicizia, Coerenza, Bellezza. Le vaccate inventate per sedare i poveri e consolarli della loro esclusione dal banchetto vero, quello dove si servono le pietanze forti, che fanno degna la vita. Sesso, Lusso, Potere, Libertà di fottersene. Del bisogno, della fatica, della morale, degli altri.
E l’aveva varcata baldanzoso e fiero la soglia di quella scuola per casi senza speranza, quel ragazzetto che lui era stato. Pensando che niente e nessuno avrebbero avuto il potere di fargli cambiare idea, tanto sentiva forti le sue convinzioni.
Erano stati tutti molto gentili, all’inizio. Gli avevano fatto decine di test attitudinali, di profili psicologici e comportamentali, aveva dovuto compilare decine di schede e rispondere a centinaia di domande.
E sarebbe stata quasi divertente tutta quella faccenda, se solo ogni tanto avesse potuto vedere Lucia. Lucia che dopo solo una settimana già gli mancava come manca un arto amputato. La sua Lucia.
Quando era arrivata domenica, invece della libera uscita o dell’ora d’aria in cui aveva sperato, lo avevano chiamato e gli avevano comunicato che erano pronti per illustrargli il programma di rieducazione vero e proprio che sarebbe iniziato il giorno seguente. Lo avevano portato in una stanza dove c’era un vetro infrangibile, di quelli che tu vedi ma dall’altra parte non possono vederti. Avevano acceso la luce e al di là del vetro c’era Lucia. Era nuda e aveva dei biglietti su ogni parte del corpo. Piccoli biglietti sulle orecchie, sulle palpebre, sulle dita delle mani e dei piedi, sui capezzoli, dappertutto.
A quel punto gli avevano spiegato il programma di studio.
Sui biglietti c’era scritto il prezzo che avevano assegnato ad ogni parte di Lucia. Ogni settimana ne avrebbero scelto una e lui avrebbe avuto sette giorni di tempo per guadagnare i soldi per comprarla. Se non ci fosse riuscito quel pezzetto del suo corpo sarebbe stato loro e ne avrebbero fatto quello che volevano.
Avevano iniziato il primo lunedì con il dito indice. Quello con cui lei gli toccava la punta del naso sorridendo. Quello con cui seguiva la riga del libro che leggeva mentre lo aspettava sulla loro panchina.
Il prezzo fissato era quattrocento euro.
Per guadagnarli si era ammazzato ma ce l’aveva fatta.
Il lunedì seguente erano passati ai due incisivi superiori. Valore trecentocinquanta euro cadauno. Aveva fatto tutto quello che aveva saputo inventarsi e cinquanta euro li aveva persino rubati ma era arrivato solo a seicentottanta. Quando il lunedì mattina gli avevano mostrato Lucia per fissare il nuovo compito della settimana, lei in mezzo alla bocca aveva un buco nero di sangue rappreso.
Era andata avanti così per quasi sei mesi. Aveva fatto decine di lavori diversi, si era prostituito, aveva rubato, si era fatto imprestare denaro che non sapeva come avrebbe potuto mai ridare indietro, aveva imbrogliato, aveva giocato d’azzardo, aveva spacciato, aveva venduto ogni oggetto che poteva avere un qualche valore, ma alla fine si era ricomprato Lucia quasi intera.
Da quel posto era uscito diverso per sempre.
Di colpo aveva chiaro come funzionava. Soldi in cambio di vita, di dita. Soldi in cambio di tempo, di denti. E lui non si sarebbe mai più trovato senza soldi per pagare i riscatti che la vita giustamente o ingiustamente prima o poi gli avrebbe chiesto.
Il tempo che era seguito l’aveva usato tutto per guadagnar denaro e Lucia s’era persa per strada. Scomparsa a poco a poco dalla sua esistenza senza che lui quasi se ne accorgesse.
E davvero ora non saprebbe dire perché, dopo tanti anni, lei abbia deciso di tornare di nuovo nei suoi pensieri. Perché abbia iniziato ad apparirgli ogni giorno come fosse ieri, con quel suo viso tondo e gli occhi scuri, un po’ obliqui. Non sa perché sente il bisogno di domandarsi ogni sera che fine abbia fatto. Di chiedersi se ci sia qualcun altro che le sta vicino ora, con cui inscenare la rappresentazione dell’amore. Con cui fare figli, a cui stare accanto fino alla fine fingendo che tutto questo abbia un qualche senso.
Finché una settimana fa non ha capito quello che doveva fare.
L’ha fatta rintracciare. Non è stato difficile: ci hanno messo due giorni a trovarla. Del dove e del come lui ha chiesto espressamente di non saper niente. Ha specificato chiaramente nel contratto che lo stipulante non desidera essere informato sul passato del soggetto ricercato.

L’offerta che le ha fatto recapitare per tornare con lui è a dir poco stratosferica.
Nessuna persona fornita di cervello potrebbe mai rifiutarla, una proposta così, e la risposta è attesa per oggi.
E’ per questo che da stamattina non può trovar pace. Per questo ha dato un giorno di riposo a tutta la servitù e da ore percorre senza sosta la strada tra la casa e la piscina parlando da solo.
E non capisce perché si sente dentro questo tremore visto che è sicuro che lei accetterà.
Perché lei accetterà, questo è certo.
Da qui a qualche minuto la macchina varcherà il cancello, risalirà il vialetto e seduta di dietro ci sarà lei, con i suoi occhi obliqui.
E quando sarà qui, ancora, si potrà inscenare di nuovo la rappresentazione dell’amore, insieme, come se fosse vera, come se l’amore esistesse e non si comprasse. Come se nulla fosse mai accaduto.

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Ivano Ferrari

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