Sabatina Napolitano

 

“Sabatina: diventa. Ironica ma diventa.”

 

 

Non è detto che la nostra sia una storia delicata
si direbbe che l’essere così autunnali
ci permette di appartenere all’umanità.
Vivere legati a pagine prudenti
dove non sono urgenti gli occhi,
è applicare una salvezza come a più intervalli
messi insieme, si comincia dai chilometri
si finisce per unirsi.
Le sue metafore storiche trattano i mondi
come società da rieducare…
C’è una mitologia, nota bene,
in questo senso di protezione
nel disegno di tante chiare urgenze
le sue fantasie che si riempiono
in poesie molto sagge
che ad interpretarle
non servirebbe una sola notte.

*

Preferisco che l’anello lo tenga tu,
accompagnami nelle pulsioni dell’esistere
(rispondere a semplici domande
è un realismo dei colori).
Partecipiamo: la strada fuori
ha diversi volti nella tua città
sono simultanea ai tuoi libri
ma continuo in ogni caso
ad essere pelle, effetti di donna,
gesti nascosti dietro gli abiti
e lontani i tuoi modi estrosi e caldi.
Gamba sinistra sulla gamba destra,
tuoi occhi selvaggi e ingrati
dietro il vizio di una logica poetica
dietro anche l’ispirazione,
vicini all’operazione complessa
della realtà che si muove a conoscere.

*

These illustrations are neither angels, no,
nor brilliant blows thereof, ti-rill-a-roo,
nor all one’s luck at once in a play of strings.
They help us face the dumbfoundering abyss
Between us and the object.**

 

Tu dici che continuare a essere umani
non è vivere sotto l’egida dei “nonostante” invisibili;
così corpo possibile mi ospiti
anche se sembro troppo mansueta.
Sono capace di ecletticità, riconosciamolo,
comprendiamo vari momenti e varie provenienze
antropologicamente vivi.
Percepiamo stati d’essere, comunicazioni,
finitudini, tristezze, mutevolezze, percezioni
e anche il vero vivere delle decisioni
docili, di amor proprio, empatia
e calma. Sabatina esisti molto bene
sei per me realtà e mondo,
un’amica buona, ti presento anche me.

*
La critica complessa e la religiosità scientifica
si aprono per strade, (la necessità ontologica)
copio le pagine del senso morale
situazionale; mi ritengo
perciò ad ogni situazione,
tutte le circostanze piene
-tutti gli ottimi riserbi-
non saprei comunque predispormi
a una qualche profezia,
non saprei comunque che scrivere
abitudini collaterali,
mentre qualcuno fa ipotesi
sulla nuova letteratura del futuro.
Ciò che rende costante un sentimento
è la presenza di volontà.

*

È meglio di un Leonardo, un Canova, meglio di una statua di Dante. Meglio di una tragedia di Shakespeare. Anche se il poeta non può perdere il mandato sociale, lo autorizzo all’appartenenza. Soprattutto perché insieme andiamo a una mostra contemporanea, gli parlo di alcuni dipinti neoclassici. Mi dice che gli piace la scultura, mi dice che gli piace la psiche. Gli dico che Munch fa pressione sulle cose, non lo amo particolarmente. Mi dice che sui social dicono tutti stupidaggini, aggiungo che sono fascinata da un tizio. Dice che i risultati di una strategia sono mossi all’eccesso, che la mancata bontà, la sopraffazione e l’abitudine all’utilizzo degli altri sono l’oltraggio, l’egoismo. Nessuno ospita dentro sé un altro come abitudine all’usurpazione, non siamo macchine a trazione umana, né personaggi infelici. Mi dice che sulla rivista c’è scritto come si muove, gli dico che sulla rivista c’è scritto come si vive dallo sterno all’ombelico senza magia. Dice che sulla rivista c’è scritta la decisione di una scelta letteraria, gli dico che sulla rivista c’è come una indagine pre-matrimoniale. Gli propongo di cambiare registro, di superarsi. Mi dice “Benjamin”, “all’altezza di tempi”, “gusti”, “in questo moderno”. Ci sarebbe da approfondire, ci sarebbe anche l’accostamento con Montale, ma Montale? No, ti dico che in questo caso Montale non c’entra. “Posso decidere io?”, i poeti della terza generazione, Sanguineti, poi Montale…“Non è una questione di decisione, ti dico che faresti bene ad ascoltarmi senza fingere di ascoltarmi”, “ti ascolto”. Non sai andare a capo con stile, certo che so andare a capo con stile, i tuoi riferimenti sono ambigui, i tuoi sono falsi. Non ho allusioni a doppi fini, lo so, lo so. Ti dico che è la sintassi del potere, lo so, lo so. Io devo solo scrivere, sei giudice di te stesso.

 

** Wallace Stevens, “Saint John and the back-ache”, Auroras of autumn, Adelphi (2014), a cura di Nadia Fusini, p. 108

 

Sabatina Napolitano, 1989, vince diversi concorsi nazionali per la poesia singola e per la poesia edita. Sue poesie sono pubblicate nella rubrica di Silvia Castellani; sul blog letterario Poetarum Silva, nell’antologia “Secondo repertorio di poesia italiana contemporanea” edita Arcipelago Itaca, nel blog «Poesia ultracontemporanea» di Sonia Caporossi, su Neobar e Irisnews. È nella giuria per la poesia del premio Nabokov.