Silvia Rosa | DerivAzioni poetiche

Silvia Rosa

 

A SEI ANNI

Cammino le stanze fino
all’osso gracile della paura,
la scala è un chicco di caffè dopo l’altro,
ascolto il respiro come fosse
un neonato da tenere al sicuro.
E dire che amavo la felice clausura
dei giorni lontano da scuola,
la spremuta d’arancia sul comodino
il corridoio da correre scalza
nell’involucro morbido del nido
guardare le nuvole in movimento.
Ma ogni casa ha uno spigolo vivo
che taglia, all’improvviso, una giornata
che si ripete identica perché il tempo
non abbia un sussulto, un letto che fissa
la porta con le lenzuola disfatte, il silenzio
d’intorno di quel film che a sei anni
non mi fece dormire una notte,
e quella dopo era già diventato un incubo.

(inedito)

 

*

 

L’ALTRA MADRE

Avrebbe potuto essere
animale respiro bianco
latte di tenerezza sangue
nel sangue identico,
un cordoncino ombelicale
di silenzi esattamente puntati
al petto dal viola di un capezzolo
al cuore tutto pieno di mani,
fare parola passi centro
di ogni sguardo del presente
e del futuro stella polare

Avrebbe potuto essere
non la distanza siderale
in luogo d’ogni azzurro,
la purezza del bicchiere vuoto
della carne intatta destinata
ad avvizzire – meraviglia
in una teca senza corpo

Avrebbe potuto scegliersi
colomba un manto di peluria
imponente fiera d’unghie
che ruotano intorno al giallo
degli occhi, schiudersi, sfuggire
alla precisione di sé stessa
(invece)

(da “Maternità marina”, Terra d’ulivi, 2020)

 

*

 

TEMPESTA

La furia della goccia
che distilla il suo cammino
di passi verticali e poi si schianta
senza peso, quasi invisibile,
in questo lunedì mattina
d’inizio primavera, la testuggine
del sole nuovo che sbuca dal letargo
delle ombre ‒ all’improvviso
anche il pensiero sgocciola, fluisce
finalmente libero: quante inutili
corde alle caviglie delle primule
come se imbrigliandole al cuore
potessero crescere più forti

ma

l’acqua dice nella sua lingua morse
(testarda): precipita più svelta,
più leggera, più sola,
non hai bisogno di niente
oltre allo sguardo delle tue mani
che accarezzano sapienti
i primi germogli di tempesta.

(inedito)

 

Silvia Rosa nasce a Torino, dove vive e insegna. Laureata in Scienze dell’Educazione, ha frequentato il Corso di Storytelling della Scuola Holden (2008/2009). È vicedirettrice del blog “Poesia del Nostro tempo”, dove si occupa tra l’altro delle rubriche “Confine donna: poesie e storie d’emigrazione” e “Scaffale poesia: editori a confronto”, ed è redattrice di “NiedernGasse”, dove cura le rubriche “L’asterisco e la Margherita”, firmandosi con il nome di Margherita M. e “Fuori banco: cronache dalla scuola degli ultimi”. Collabora con il blog Margutte e fa parte della redazione di “Argo annuario di poesia”. È tra le ideatrici del progetto “Medicamenta: lingua di donna e altre scritture”, che propone una serie di letture, eventi e laboratori rivolti a donne italiane e straniere, con le loro narrazioni e le loro storie di vita. Ha intervistato e tradotto alcuni poeti argentini, dando vita al progetto Italia Argentina ida y vuelta. Incontri poetici, pubblicato nel 2017 in e-book (edizioni Versante Ripido ‒ La Recherche). Suoi testi poetici e in prosa sono presenti in diversi volumi antologici e sono apparsi in riviste, siti e blog letterari. Tra le sue pubblicazioni: l’antologia poetica Maternità marina (Terra d’ulivi 2020), di cui è curatrice e autrice delle fotografie; le raccolte poetiche Tempo di riserva (Giuliano Ladolfi Editore 2018), Genealogia imperfetta (La Vita Felice 2014), SoloMinuscolaScrittura (con prefazione di Giorgio Bàrberi Squarotti, La vita Felice 2012), Di sole voci (LietoColle Editore 2010); il saggio di storia contemporanea Italiane d’Argentina. Storia e memorie di un secolo d’emigrazione al femminile (1860-1960) (Ananke Edizioni 2013). Biobibliografia completa qui: http://www.larecherche.it/biografia.asp?Tabella=Biografie&Utente=silviarosa

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Ksenja Laginja

Ksenja Laginja

Vive e lavora tra Genova e Roma.

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