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Testi inediti di Anna Maria Curci

Fare grammatica
coi testi degli Skiantos:
pura valenza
(A.M. Curci, Haiku del risveglio, I)

I testi inediti qui raccolti e scritti in un arco di tempo piuttosto ampio, a partire dai primi mesi del 2014, sono da leggere e ascoltare come ‘controcanti’, composti e intonati nel segno dell’alternativa alla monodia. Indicano l’aspirazione alla complessità, nell’arricchimento del tessuto sonoro, nell’animazione e nella variazione ritmica (anapestica), nel cambiamento di tonalità, nel disegnare possibili percorsi polifonici. Non sono dunque sempre e soltanto canti semplicemente “contro”, da bastian contrario, per intenderci; quando lo sono, è perché provano a far conoscere un’altra versione di detti e contraddetti rispetto a quella ufficiale. Per questo motivo, quando, nel febbraio 2014, pubblicai i primi Controcanti sul mio blog “Cronache di Mutter Courage”, riportai come introduzione una testimonianza di Christa Wolf, in un’intervista del 1997, circa la genesi del suo Medea. Voci : «Mentre pensavo a Medea mi venne in aiuto il caso. Una studiosa di Basilea, curatrice del sarcofago di Medea presso il museo locale, mi spedì un suo articolo dal quale risulta che Euripide per primo attribuisce a Medea l’infanticidio, mentre fonti antecedenti descrivono i tentativi di Medea di salvare i tre figli portandoli al santuario di Era».
Come Medea. Voci di Christa Wolf con il mito di Medea, così anche Johanna (romanzo che ho tradotto in italiano e che Del Vecchio Editore ha pubblicato nel 2014) di Felicitas Hoppe con la figura storica di Giovanna d’Arco, fa luce su verità e versioni tradizionali, partendo da un’attenta lettura dei verbali degli interrogatori della “pulzella d’Orléans”. Di anni di confronto con quest’opera di Hoppe reca traccia il mio testo Jeanne, Johanna, Giovanna I miei Controcanti hanno un debito di riconoscenza nei confronti di Roberto “Freak” Antoni, cantante e autore della maggior parte dei testi degli Skiantos. Quelle canzoni (il I tra i Controcanti si apre con un omaggio esplicito), insieme ai testi raccolti nel suo volume di poesie del 1991, Non c’è gusto in Italia a essere intelligenti, occupano un posto di primo piano nella biblioteca sonora e visiva che porto con me e che talvolta ho la ventura e il privilegio di condividere. Senza l’ironia come metodo, l’autoironia come fondamento, che ho appreso da Roberto “Freak” Antoni, non sarebbe concepibile, per esempio, la mia Atlantina.
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Anna Maria Curci, luglio 2019

 

Anna Maria Curci, Controcanti (Inediti 2014-2019)

Controcanti

I

“Bau bau baby” mi viene da cantare,
un ringhio contro il dì, paradossale,
moderata cantabile eversione
(nuovo marcio che avanza è minestrone).

II

E puoi anche negarti,
nel regno delle madri
(non sfugge, la bellezza,
dimora, sosta, danza).

III

Parto indotto o realtà,
questo è solo un dettaglio.
In permanenza oscillo
tra il balzo all’utopia
e l’orrore tranquillo.

IV

E quella goccia non si perde e viaggia
e si trasforma: ogni replica è prima,
indica vie di fuga tra le quinte
o svela il ben celato sul proscenio.

V

Leggo la musica della pazienza,
talvolta inciampo sulle biscrome
e all’improvviso, ecco: cadenza.

VI

Come Parzival al primo tentativo,
ancora pecchi di acuta discrezione.
Il passo indietro nella lista d’attesa:
altre sportule reclamano attenzione.

***

 

Jeanne, Johanna, Giovanna

“Par mon Martin!” soffiava
– era fuoco o bivacco? –
sugli altri copricapo la pulzella.

Dal pascolo al patibolo è un salto,
dietro le tende cifra la menzogna
e batte i denti.

“Ne avessimo da noi!”»
mormorava il nemico.

Di sante folli,
di candide sgobbone da incendiare?

C’è via di scampo dal fumo perenne
o resta il bivio di falso autorizzato
e prosa da scudieri?

 

***

 

doni durevoli

diffondi detti del dissenso
dirama disincanto
distingui dolore da dispetto
disdegna derrate dozzinali
dimentica divismo
detesta delazioni
discerni divertiti
disponi delizie

 

***

 

anapestica

tuo l’asfalto il disprezzo la spocchia
dicerie riecheggiate indolenti
detti che altri cantò magri vanti

perifrastica invoco passiva
segno il ritmo brioso e dolente
oraziano si veste il mio canto

era ora di bere saltella
il compagno segreto anapesto
già un po’ brillo ma sempre modesto

la burlona che ognora mi affianca
dà di gomito e spazza il sorriso
l’amarezza di furti balordi

***

 

Atlantina

innaffia i tuoi sensi di colpa
piega la schiena
fustiga le reni

non basta ancora dici
e gonfi il petto
però con quello non trascini pesi

pensavi di aver fatto un buon affare
allo spaccio dei miti senza occhiali
scambiasti per la bella corridora un ricurvo complesso

 

  

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2 Risposte

    1. Cara Anna Maria, mi scuso del ritardo con cui rispondo, ma solo ora leggo il tuo commento. È un onore e un privilegio ospitare la tua scrittura, un’occasione per imparare con il sorriso accenti nuovi e per allargare orizzonti, oggi, ahimè, sempre più asfittici e incolori. Ben vengano dunque i tuoi versi (“…tu disponi delizie…”), e ben venga la tua voce in sonoro ‘controcanto’, inteso anche come elemento fondamentale per acute(i) (auto)riflessioni, estese, inevitabilmente, anche al sociale. Quindi, nella piena consapevolezza che “Non c’è gusto in Italia a essere intelligenti”, anzi ce n’è sempre meno – sia il gusto che l’intelligenza-, e continuando a disdegnare “derrate dozzinali”, non rimane che ringraziarti di cuore per questi versi e per la tua cara presenza su Bibbia. A presto!

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