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Una sera di pioggia

Camminava piangendo ed io non ebbi il coraggio
di chiederle perché piangesse.
Aveva i capelli della madre, l’eco delle volte affrescate:
calendula lacrima versata, colore senza colore.
Poi un giorno mi baciò ed io vidi il sentiero
di una qualunque luna
prendermi dolcemente il labbro,
non per riempire la fine di un amore
appena sbocciato sulla nuca
o per morire in un assetto di volo dietro il cuore
ma per cantare l’interno luminoso del giorno,
l’avanzo di qualcosa che trema nell’acquaio dell’alba
quando i pesci non hanno memoria
e la parola sbanda prima di aprirsi alla luce.
Così stemmo abbracciati sul ponte fino a sera
finché non ci inghiottì un portone
e fu di nuovo per fame che svenimmo.

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