Valentina Meloni

 

 

  • 8/10/2017 ore 9.40

Prendi questo nome
e fanne un pane caldo
da spezzare domani
quando avremo fame
e non avremo nessuno
a cui dire grazie.
Prendilo e impastalo
con mani di rinuncia
che lascino al tempo
il compito lieve
della gemmazione.
       E non aver paura
d’ingoiare la notte
    prendi il mio nome
e, insieme al tuo,
rendilo cielo
di questa nostra bocca.

  • 30/11/2017 ore 23.20

Ho una stanchezza di ere
    lontane
e ti parlo da un luogo remoto
non so dove ho lasciato
il sogno della me bambina
e dove ho portato a morire
l’acqua dell’eterno
                           qui tu vedi
la mano dell’ignoto
che plasmò la forma del non essere.
Eppure sono
e mi duole ogni cellula dimenticata
e la gola risuona di echi e di tormento
    di un sentimento estraneo;
come se la donna che tu conosci
non fosse più di questo mondo…

 

(da “Corrispondenze da un mondo increato” – epistolario poetico con Giorgio Bolla, La Vita Felice, 2018)

 

  • 15/09/2018 “A Pierluigi Cappello”

li dove sei ora cosa fai?
ci osservi con l’occhio indulgente
di chi non può più niente
                 se non amare?
perdi sempre lo sguardo nei boschi?
ti ferisce ancora la cima aguzza
che taglia i cieli di neve?
                      torna ad abbracciarmi
col dolcissimo tuo sguardo
che non teme sorrisi e cedimenti.
qui i giorni si fanno opachi
           nella voce che manca
nell’erba che scrive col vento
partiture di verdi.
ti cerco in chi ti ha parlato
             vago nel tempo di un lutto
mai spento per riportarti in vita
nei ricordi, nelle lacrime trattenute
             negli impedimenti
in quello splendore illuminato
che apre i cieli dell’assenza al volo

 

 

  • 06/11/2016

in ascolto di te  
         – io ci provo –
ma ci sono cose di te
che non vorrei sapere
se le prendo le metto
sul cuore        pesano
fanno male perché
ciò che ti ha ferito ieri
oggi ferisce anche me.

 

in ascolto di te
ma di quale parte?
                    in silenzio
mi metto in disparte
mi allontano ti osservo
chiudo gli occhi mi perdo
dammi la mano
–  e se avessi paura? –
                dammi la mano
non mi lasciare sola

 

 

  • 03/09/2018

eri lì
nelle lancette argentate
ferme a non so quando
     non hai chiesto nulla.
eri lì       al punto fermo 
della mia rottura:    6:46.
dimmi come fai a sapere
quando nel sonno cerco
di uscire alla vita 
e mentre cado nel vuoto
di un sogno bambino
      al limite del precipizio
tu afferri la mia mano tesa 
e      da un vuoto d’ombra
mi spalanchi il giorno, 
gli occhi, al gioco della resa?

 

 

  • 24/09/2018

è il momento del distacco
qui dal tavolo di cucina
come si conviene alla donna
– relegata in un cantuccio –
l’orologio fermo alle 6.50 di mattina
e il sottofondo del frigo     vuoto
come le ore che verranno 

 

perché si sappia che viviamo davvero
in punta di dita, di desiderio
quando un’altra mano ci afferra il polso, 
lo stringe piano in un nodo 
dall’altra parte del buio, lontano lontano 
e, in silenzio, ci prega di restare 

 

 

  • 13/08/2018

ci sono giorni pieni di ombre
chiusi a chiave tra muri
         e coperte sfatte di sogni.
avrei voluto muovere i desideri
far ripartire un tempo nuovo
ma tutto si ferma       sempre
a quello che ci manca: l’amore
– mi ricorda un verso –

è un mancato appuntamento.

                tu non ci sarai alle 6.50
di questo giorno qualunque
non ci sarò io a dirmi mare pane.
se ne andrà, tra le nebbie dell’alba,
vagando in esausta esistenza
una bambina rubata alle ore.

 

 

  • 19/09/2018

c’è sempre qualcosa
     che si occulta nelle parole
perché tutto venga alla luce
e nulla sia detto senza pena.
abbiamo camminato assieme
in cima alle vette più fredde
    immersi in abissi oceanici
nella luce accecante del giorno
all’ombra di chiome sepolcrali…
che tu mi stringa in piccole mani
in preghiere intrecciate alle nubi
è tutta mia vita.        continua
ti prego a camminarmi a fianco
non vorrò mai vederti andare
lontano, di schiena, con la pena
nel cuore,      io ti sento da dietro
come un manto di preghiere:
                se ti perdi se mi perdo
torna a stringerla forte, amore

 

(inediti)

 

Valentina Meloni

Nata a Roma nel 1976, dal 2007 vive in Val di Chiana dove conduce una vita ritirata tra la campagna umbra e le zone dei Chiari. Scrive poesie, racconti, aforismi. Ha pubblicato per la poesia: la raccolta di haiku con dipinti sumi-e di Santo Previtera Nei giardini di Suzhou (FusibiliaLibri, 2015), con illustrazioni personali Le regole del controdolore (Temperino Rosso, 2016), la raccolta bilingue Nanita uscita in allegato alla rivista statunitense Otata (Otata’s Bookshelf, 2017-2018), con fotografie di Annalisa Marino, Eva (Edizioni Nosm, 2018), con Giorgio Bolla Corrispondenze da un mondo increato – epistolario poetico (La Vita Felice, 2018); di prossima pubblicazione l’autoantologia di eco-poesia Alambic (Progetto Cultura, 2018); per la letteratura d’infanzia le fiabe illustrate: Storia di Goccia, Nanuk e l’albero dei desideri.

Altre poesie, racconti, articoli e saggi sono pubblicati in riviste di settore e raccolte antologiche, tra cui si ricorda la collezione di Aforismi al femminile (Puntoacapo Editrice, 2017) e l’antologia poetica, declinata ancora al femminile, Il corpo, l’eros (Giuliano Ladolfi Editore, 2018). Suoi testi sono stati tradotti in inglese, spagnolo, cinese, giapponese, arabo e sono apparsi in blog, riviste e quotidiani internazionali.

Ha ideato e cura da oltre dieci anni un’antologia tematica permanente on line di eco-poesia ed eco-poesia profonda. Scrive in alcune riviste di letteratura e cultura e nel sito: n a n i t a www.valentinameloni.com