Viviana Scarinci | “Annina tragicomica”

 

 

Nota di Viviana Scarinci: Annina tragicomica è il mio ultimo libro di poesia (Formebrevi, 2017). La poesia di Annina può forse meglio essere definita a partire da quello che non è. I testi infatti non obbediscono a norme di alcun orientamento, non ci sono gli a capo, non esistono metafore, similitudini con cui dare modo a chi legge di ricostruire il proprio universo dentro quello di queste poesie, come invece lettrici e lettori avrebbero forse il diritto di fare. Annina quello che dice lo dice tutto di un fiato e con la maggiore precisione possibile, ma sempre secondo lei, tanto che nel libro non c’è neanche il conforto di un’elaborazione estetica di ciò che Annina è, di ciò che Annina vede, di ciò che Annina fa. Sono assenti anche quelle visioni che si vogliono politicamente antiestetiche, perciò volte alla ricerca della legittimazione di una propria estetica originale. Di più quando il soggetto è femminile, come nel caso di Annina, potrebbe suonare inevitabile una qualche tentazione a declinarne un ritratto, anche minimale, che dia una coloritura di personaggio alla protagonista ma nel caso di questo librino non c’è neanche quello. Annina parla da un mondo rivoltato, ma che rimane pur sempre mondo, come un guanto che una mano indossa al rovescio per indicare le coordinate di un interregno in cui ci si muove sempre da sole, perché paradossalmente quel luogo esprime una medianità in cui nessuna/o è completamente se stessa/o stando insieme ad altre/i che allo stesso modo vivono la stessa impossibilità: il mondo di Annina non è l’interiorità, non è la trasposizione onirica, sentimentale, colta, analogica, lirica, politica, narcisista, simbolica, semantica, mondana che c’è in alcune buone poesie contemporanee. Non è la società, né la sua critica ciò che vorrebbe descrivere Annina. Quello che Annina vorrebbe raccontare è solo quel mezzo mondo raramente descritto e molto reale, in cui ci aggiriamo, poverissimo di contenuti formalizzati o di parole realmente condivisibili appunto per mancanza di pietre di paragone e di raffronti con le norme più o meno condivise dettate dai vari linguaggi in circolazione, dalla cultura cui si appartiene o si vorrebbe appartenere, dalla storia e dalle storie più o meno falsificate che ci hanno messe/i al mondo, e dalla politica di ogni segno. Di questo mondo di Annina l’unica cosa che si sa per certo è che è declinato al femminile e ha vagamente a che fare con la poesia.

 

Prima parte n. 2 pag. 14

Una chiassata e altre ostilità nel festivo di chiunque. La gabbia, il contenuto attraversa, che l’oggetto sé stesso è volato e restare significa, vicini che fossimo, tentare l’eccezione dispersiva e rigorosa di trattenerci.

Prima parte n. 4 pag. 16

Molto vicino al bordo perciò staccata, quello che la bambola è adesso, trova corpo. Così azzarda l’incompatibilità e nella faccenda minuscola di non interloquire, il legame spazientisce. Il dialogo dice ancora tutto ma senza eloquenza e neanche per gioco la bambina prova più la reversibilità di tornare incessantemente amata.

Prima parte n. 10 pag. 22

L’estraneo del secondo cast, quello che non appartiene alla fisica della danza e alla dizione, con ogni probabilità non corrisponde precisamente all’azione ma è un girato discretamente impresso, poco sotto la pellicola torturata.

Prima parte n. 19 pag. 31

Gli interrogativi, rovesciati su una certa imminenza senza oggetto, sognano sé stessi sperduti nel bosco, di continuo incontrandosi distrattamente: mi imbattevo spesso in questo non apprendimento di fanciulle eccentriche, prodigalità di certi mondi inventati in cui del corpo resta solo la parsimonia di un sacrificio richiesto.

Prima parte n. 22 pag. 34

Le opinioni espresse su valori succedono. La bambola mette gli occhi addosso, spia di faccia i campi obliqui in cui hanno luogo vastità e misure. Concerne incongrua saudade dove in qualche modo lo sguardo si raggiunge. Ma non dura e non ci sono sviluppi salvo che si scova da sé sotto la collusione, nel volto di tutto.

 

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Viviana Scarinci  ( https://vivianascarinci.blog/) è nata nel 1973. È autrice di saggistica con Il libro di tutti e di nessuno. Elena Ferrante un ritratto delle italiane del XX secolo (Iacobelli, 2020), Neapolitanische Puppen. Ein Essay über die Welt von Elena Ferrante trad. tedesca Ingrid Ickler (Launenweber, 2018), Elena Ferrante ( E-book Doppiozero, 2014). Si occupa di Contemporanea Fondo Librario ( https://fondopoesiacontemporanea.wordpress.com/ ) e fa parte del consiglio direttivo della Società Italiana delle letterate. Per la poesia vince nel 1995 il Premio Grinzane Cavour, per la sezione Scrivere i Colori. È due volte vincitrice del Premio Lorenzo Montano (nel 2014 sez. raccolta inedita e nel 2016 sez. una poesia inedita). Ha pubblicato Annina tragicomica, Formebrevi, 2017, La favola di Lilith  trad. inglese Natalia Nebel, Libro e CD con musiche originali di Edo Notarloberti per l’etichetta discografica ARK Records 2014, Piccole estensioni, Anterem Edizioni, 2014.

 

 

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