Annamaria Barone

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Per sentire Annamaria Barone, non occorre metabolizzarla, ella è limpida e chiara come l’acqua di fonte, è scorrevole come un rivolo di montagna, è una donna disillusa che alza la testa, chiude gli occhi e sogna, rivendicando carezze di vento e luce che la faccia avvampare. Sogna di scordare, di ridere, di lasciarsi trasportare da una nuova vita, verso il sole, di scomporsi in particelle d’aria per arrivare a sfiorare la natura e il sospiro del mondo.

Le sue poesie sono sintesi di rinascita, filano nel fumo dei ricordi, si lasciano alle spalle ombre e paure, volano verso la dolcezza dei baci e del gelato all’amarena, unico colore percepibile

“nuda di abiti e di maschere / mangio un gelato di amarena / dolce sulla lingua / rosso sul palato”

insieme all’azzurro del cielo. Poi ci dipinge rose, corde di fiori attorno ai polsi, dove si intravede una ricerca di gentilezza che dal mondo non viene. Il resto è biancore con graffi di grigio e nero, cicatrici di qualcosa che non si può rimuovere dalla corteccia. Nelle ciglia lunghe s’intrappolano gocce di piccole tristezze, oblio e candore, ricerca di purezza e consapevolezza di un’ingenuità bambina. La farfalla, che è il simbolo della leggerezza e della brevità della vita, la vede liberarsi da tagli di luce

“la speranza della luce / che inesorabile si infiltra / scardinando ogni corazza / come una lama a tagliare bozzoli / per liberar farfalle”

e parla di speranza. Speranza che diventa mano innanzi agli occhi.

Francesca Ferrari

≈≈≈≈

  • E basta!

Basta!
Lascio sfilare il vento
che si è impigliato ai pensieri
intrecciati nei miei capelli.
Farò sì che il tempo
non scandisca inutili attese
di vane ed assurde speranze
di fittizi e falsi legami
légami piuttosto il cuore
vento
e lasciami tornare
lieve di pensieri e di corpo
di musica e colori
di risate senza tempo
senza motivo alcuno
senza attesa di una ragione
ridere e basta!
E non cercarmi più
nei luoghi soliti dove mi inchioda
la tua solerte abitudine
ho detto basta!

Leggera e nuda
mi sono dispersa nel mio vento

≈≈≈≈

  • Farfalle

Si dissolve all’odor di vento
acre sabbia e fiori
la ruga dell’inverno
patina sugli occhi stanchi di nebbia
grattata via dal sale
e dal colore del cielo
che vuol sentirsi oceano
scioglie il filo intessuto di fumo
e pensieri di ghiaccio
la speranza della luce
che inesorabile si infiltra
scardinando ogni corazza
come una lama a tagliare bozzoli
per liberar farfalle

Petali di pioggia e di rose

Ho bruciato vestiti
al fuoco di passione che divampa
ho consumato scarpe
camminando su sentieri impervi
oscuri di suoni e di voci
ora che finalmente libera
cammino lieve
nuda di abiti e di maschere
mangio un gelato di amarena
dolce sulla lingua
rosso sul palato
sfiorando con le dita
petali di pioggia e di rose

≈≈≈≈

  • Ponti

Mai di solida pietra
strada di passi sicura
passaggio liscio e fermo
senza nascoste trappole
ma fatti di corda intrecciata
di travi seccate
e nodi allentati
i ponti
segmenti di sospiri
intrecciati a timori ed illusioni
sbuffi di fiato solido
su vetri gelati d’inverni
passaggi obbligati
prove d’ardore
incoscienza del cuore
coraggio dei polsi
una corda di fiori intrecciata
oscillante di sflilacci di vento
l’unico percorso
feroce e senza fiato
per stringerti le mani
e guardare nel lago di occhi
respirando fiati di pelle
per scoprire evidenti verità

≈≈≈≈

  • Le mie piante sono stanche di vento

Le mie piante sono stanche di vento
ed anche io
non voglio inseguire un odore
che passa veloce
un alito appena
senza respirarlo nel profondo
voglio che mi avvolga
e mi inebri anche la pelle
non voglio più acchiappare parole
che volano come farfalle impazzite
e non si fermano mai perché
io possa coglierle e masticarle
voglio poterle succhiare
e mescolare alla mia saliva e renderle dolci
per il mio cuore
digeribili molecole del mio intimo
ma deve fermarsi il vento
a lasciare che l’aria
mi avvolga, mi entri attraverso il respiro
mi trasmetta per osmosi parti di sé
e mi lasci camminare,
senza lottare controvento,
senza che le mie parole
fuggano via solo aprendo la bocca,
per respirare oltre i capelli
e la polvere odorosa di terra
e di erba appena tagliata

≈≈≈≈

  • Giochi di luce

Lasciami giocare con la luce
e lascia che la gioia spazzi
le fugaci ombre
granelli di nero profondo
che offuscano lo sguardo.
Lascia che sia il giorno atteso
quando la notte ancora invade
i vicoli nascosti del cuore
a fondere impronte
sui muri di una stanza
bagliori di scintille
che illuminano mani avvinte
e grumi di luce
che intrecciano sguardi
un attimo prima che sia amore

 

≈≈≈≈

Biografia
Poche parole per descriversi? Amo la luce ed il buio, la pioggia ed il sole il vento e la calma piatta.
Ogni aspetto del mondo, da quello più inspiegabile a quello più banale sono sempre fonte di grande meraviglia e di ispirazione. La scrittura ed il racconto,  orale e scritto, in forma di poesia o di romanzo, sono il mio terreno di espressione, quello fertile, quello che genera frutti. Ed i frutti sono una serie di racconti, qualche poesia, un romanzo, OVUNQUE TU SIA, auto pubblicato su ilmiolibro.it  http://ilmiolibro.kataweb.it/schedalibro.asp?id=425424 ed uno di prossima pubblicazione , DALLE COSE IMPERFETTE. Scrivere, scrivere per raccontarLa, la vita, l’emozione, la fantasia, me.

3 thoughts on “Annamaria Barone

  1. è sempre impressionante ed insieme emozionante essere “colti”, quasi come se qualcuno ti guardasse, oltre l’apparire, e ti svelasse qualcosa di te. Ti fermi, rileggi, resti profondamente colpito e poi ti dici che sei proprio tu e sorridi.
    Non posso che ringraziare, non posso che restare senza fiato chiedendomi se sono proprio io quella che leggo quasi confondendomi. Lo sono.
    e le farfalle le mastico, mescolandole alla mia saliva…

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