Coriandoli

Vorrei franasse montagna la poesia
implacabile sulle teste di cazzo
poi madre a baciare le labbra mute dei figli
oggi che mastichiamo incubi a cena
spalmati su una fetta di pane
poi parliamo d’altro, anche noi
precipitati nell’inferno quotidiano
che ci inghiotte senza scampo
fosse solo infilarsi nel raccordo anulare
alle sette di mattina per andare al lavoro
bestemmiare della pioggia e delle buche
ma altrove piove sangue, piove sangue qui vicino
sono voragini le voci che latitano il cielo
è ad alto consumo adesso la poesia
come le favole i sogni il gioco la pace
il tempo di un click e siamo disarmati
bestie da soma in fila per uno

zappo la terra nell’orto ma vorrei scavare trincee
per voi che vivi ancora crescete, affamati e spogliati
portatori sani di magia, che in aria esplodete
coriandoli rossi senza un febbraio da dire
digrignanti immensi e fragili come sono soltanto i bambini

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