Francesca Del Moro | DerivAzioni poetiche

DerivAzioni poetichepiccola rubrica di poesia contemporanea

Quando penso alla poesia contemporanea, immagino l’acqua. Un piccolo ruscello d’acqua interminabile. E quando immagino, apro l’orizzonte e annullo il tempo, o almeno mi convinco di farlo. Ché poi il tempo non esiste, ma questa è un’altra storia. La poesia contemporanea invece è già la nostra storia, possiamo leggerla e ascoltarla, conoscerne gli autori, trovare coerenza o meno tra la persona e il suo lavoro poetico e decidere di continuare a leggerlo. Poi arriva il tempo del libro, e questo è un mondo che necessita di attente cure.

 

Diamo il benvenuto a: Francesca Del Moro.

derivazioni-poetiche_francesca-del-moro_photo-by-maria-aparicio

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(senza titolo)

Nell’assenza del dubbio
sentivi la sua forza,
nella nettezza della storia.
Sono stato felice, ho fatto
tutto ciò che volevo, disse
tuo padre. Felice, felice.
Brandiva la parola come
uno scacciamosche
per allontanare da sé
il pensiero della morte.

La sveglia degli artisti*

Le nubi sono i graffiti
del cielo e guardiamo
la corsa arancio dei tetti
verso il sole nascente.
Dietro i vetri hai lasciato
un disordine di fogli
sul tappeto, un disco
che gira nello stereo,
due calici accanto
all’arcobaleno ripiegato.
Abbasso il maglione
sulle ginocchia sollevate,
il giorno è nostro e
nessuno ci aspetta.
Le mani si scaldano
sulla ceramica,
le labbra soffiano
sul fumo e si sorridono,
trattengono ancora
un filo di azzurro.

La poesia sperimentale non mi piace perché è brutta.

Ah le langage prodige! Il malefico vecchio coi versi in due staffe vi ha trasmesso il neminoso contagio di superfetazioni superstiti al tirannicidio, vittima il senso demagogo e organico al sistema (ma alla poesia sistemico è oggi questo disorganico sgorgare epigonico), ipsedicete tutti e, rotto – il cazzo? no! il metro! – scheggia e spezza e sferza (Oh my, il vizio lirico m’infiacchisce e immiserisco). Era più di mezzo secolo fa, ma cos’è mezzo secolo se pensi al Pleistocene? O anche a Omero (Bob l’ἀοιδός, e il cerchio si chiude). È ricerca, la vostra, o rivoltosi aristocratici (per diritto d’intelletto, ça va sans dire) più necessaria di quella sul cancro (da quanto tempo operano le metastasi grammaticali? già tutto il corpo sociale ne è corrotto). Eppur dagli anni Sessanta non s’è mossa di un passo.

(* Ispirata al brano omonimo di Teho Teardo)


Francesca Del Moro
è scrittrice, traduttrice, editor, performer e organizzatrice di eventi legati alla poesia. È nata a Livorno nel 1971 e vive a Bologna. È laureata in lingue e dottore di ricerca in Scienza della Traduzione. Ha pubblicato le raccolte di poesia Fuori Tempo (Giraldi, 2005), Non a sua immagine (Giraldi, 2007), Quella che resta (Giraldi, 2008), Gabbiani Ipotetici (Cicorivolta, 2013), Le conseguenze della musica (Cicorivolta, 2014) e Gli obbedienti (Cicorivolta, 2016). Nel 2014 LaRecherche.it in collaborazione con Poesia 2.0 le ha dedicato l’ebook antologico Interni, notte. Ha curato e tradotto numerosi volumi di saggistica e narrativa ed è autrice di una traduzione isometrica delle Fleurs du Mal di Baudelaire, pubblicata da Le Cáriti nel 2010. Ha contribuito come poeta, traduttrice e performer ai cataloghi, alle opere di videoarte e alle performance di presentazione delle mostre collettive di arte contemporanea Scorporo (2011), Into the Darkness (2012) e Look at Me! (2013), tutte curate da A. M. Soldini. Propone performance di musica e poesia insieme alle Memorie dal SottoSuono, con cui ha inciso due brani inclusi nelle compilation Leitmotiv 13 (2013) e Leitmotiv 14 (2014) prodotte da Fuzz Studio e ha partecipato alla realizzazione del primo album omonimo (2016). Nel 2013 ha pubblicato la biografia della rock band Placebo La rosa e la corda. Placebo 20 Years, edita da Sound and Vision. Dal 2007 organizza eventi in collaborazione con varie realtà bolognesi e fa parte del comitato organizzativo del festival multidisciplinare Bologna in Lettere. Cura la rubrica “Poemata. Versi Contemporanei” per la rivista ILLUSTRATI edita da Logos.

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