Mi mangia, senza vergogna

Il sesso delle galline
non ci appartiene,
siamo due animali
da orgasmo graffiante
sulla pelle infarinata.
Lussuria,
protetta da lattice lubrificato
senza parole,
le lingue scavano dentro
ai nostri drammi adolescenziali.
Ci sostengono
i tavoli in finto legno,
i tappeti in stile persiano,
i divani-letto con materassi scomodi,
le sensazioni lente,
i movimenti veloci,
rabbiosi,
ripetuti
fino a un sussurro urlato
nell’orecchio da cui non sentiamo.
Le galassie succhiate dalla pelle
rimangono impresse in ematomi.
La trasformazione
da tabacco in cenere,
i tumori che verranno,
tra i tumulti delle nostre stanze.
Mura sottili non ci dividono
dal mondo esterno,
ci bombardano dall’alto.
Voglio vederci patire
nell deserto del Gobi.

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