Untitled

Tanto che vibra lingua
che accigliata precipita vecchia grinza
quando si rivela nuova parlata.

Tanto che luce confuta litote sulla carta
che tanto sessile si fa forma
più scorre su piani inclinati per quel futile guanto di seta.

Tanto ch’Eterno sfugge al suo dio.

Tanto che vivido come occhi di celenterato
amo il perpetuo tramestio che sgorga
da’ chiome tue.

Tanto che sangue inizia il viaggio traverso pastoralia
flora d’autunno fiorita di magnetofoni irti di muschi.

Tanto mi sgozza sul’ara di svelte quotidianità
il richiamo del canapè situato allo stipite
che sciaborda subacquea idea semilucente.

Tanto che precipita sciabordio dio sciaborda
sul battello ossuto fluttua rulla tagliando
fasci di lumi.

Tanto che saette taglienti placente mattutine
odorano di cornee di cielo novelle
di strette anabasi sinché non muorsi
pellagrosa fanciulla.

Tanto che scivola battello pericolosamente sobrio
se pur della fine sussurra sotto lo strato d’acqua.

Tanto s’inchina al nuovo mondo l’eterna dolentia
di quelle bianche dita carezzanti vestigia protomeriche
sino a quest’era vero dioscuro in immagini
di lanterne scalze.

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