Marco Plebani, poesie edite da “Decimo Dan”

ISTRUZIONI PER L’USO

Leggimi, lettore, se questo vuoi:
fallo con voce
bassa,
lenta,
modulata,
medianica,
affrettata ove è necessario.
Che tu possa, lettore, aderire
a codesti dettagli inconoscibili;
impara, però, predisposto silenzio.

 

«ECCOLA È LEI!»

Dolenti nidi d’aquila d’acciaio
sono gli aeroporti,
mentre i treni vermificano
stridenti nelle stazioni.
Italia dai rumori
maleodoranti e degli amori.
Ragazzo solitario
io ascoltavo gli sguardi altrui.
«Eccola è lei!», era il grido di loro occhi
e quest‟urlo,
completamente ricopriva,
il boato di una nazione in ginocchio.

 

CHERNOBYL

Non ho pianto quando Chernobyl
sotto forma di nube al cancro
rubò i miei giochi esposti
in terrazzo.
Né quando mia madre
la serenità perse e non fece finta di nulla.
Né quando mio padre si è sigillato,
chiuso per sempre nel suo dolore
e nel trafitto silenzio: “Addio fratelli dispersi”.
Né quando,
per giorni,
mia sorella si è sentita
completamente sola
sotto un sole ripieno di sorrisi.
Né soprattutto
sopr’ogni cosa,
quando nell’87 gli infermieri mi hanno chiesto
di “gonfiare un palloncino”
in una sala operatoria.
Anestesia totale.
Mi svegliai burattino nei legni dolente.
Ho pianto ogni volta che qualcuno è morto
ed una parte di me ha camminato
per sempre nei cortei funebri.

Troppo preziose e troppo rare
le lacrime di un uomo.

 

ADRIATICA

Sulle nostre rive
il boato e lo schiaffo delle onde.
Pensaci, adriatica ninfa,
miliardi di anni
sono intercorsi
dalla prima cellula
alla tua bocca che parla del tuo sogno di ieri,
il nostro di domani.
Il sogno è concentrico al sogno
che s‟avvinghia sanguineo nei corpi.

 

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Sinossi: Il libro che vi sottopongo “Decimo Dan” è una silloge che raccoglie le liriche composte in un arco temporale dioltre 2 decenni (1999-2021).

Il titolo scelto fa riferimento al massimo grado delle arti marziali; un’ovvia metafora che si addice alla mia idea di poesia, per me espressione al massimo grado della consapevolezza che si raggiunge con l’ispirazione e la scrittura. L’idea di fondo è stata disporre, nel tempo, i componimenti in una sorta di concept, un po’ come gli LP musicali che dipanano un tema in sezioni e lo risolvono con l’ultimo brano.

Le metriche che ho usato sono varie: dal sonetto, al verso libero, al madrigale, fino alla còbbola provenzale; il tutto all’insegna di un prepotente andamento allitterante che non disdegna, però, anche l’uso delle figure semantiche più ad effetto, arrivando persino al calembour.

I versi sono per lo più endecasillabi e/o versi sillabicamente dispari.

 

 

Marco Plebani è Nato il 20/08/1978 a Jesi (AN) ha trascorso la sua vita a Montefano, Corridonia e Macerata, dove attualmente vive con la sua compagna e suo figlio.

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