NON SONO A BREST

Sono una palla da rugby nella mano sinistra

di un giocatore americano,

(piove senza tregua ma non sono a Brest,

tu ed io abbiamo dipinto con le ossa ieri notte,)

dai lati appuntiti sento una spinta verso lo stomaco;

sono ovoidale, sono cuoio e così sto per essere lanciata

(cerco un autobus tra le bancarelle di piscio e libri,

il cane morto sulle sponde di Prevért non ha ancora

guaito il nostro lungo eterno nome.)

sfreccerò da qualche parte senza capirci niente

di rugby e mi porterò Don Delillo sottobraccio

senza che lui capisca niente di vita vera,

(Ti sei addormentato con la mano nelle mie mutande

scavando una grande breccia nella mia preziosa intimità)

vedrò l’oroscopo fendere gli anni

e guardare stupito Il pasto nudo,

ma adesso sto rotolando nell’aria

e piove senza tregua ma non sono a Brest,

e il nostro nome, Prevért lo teneva sulla punta della lingua

dove non vi è più nulla la tempesta di Santa Barbara

sarà una preghiera di ginocchia sporche e chiese ipocrite,

io soffrirò molto (il mio stomaco sarà cucito da un lato all’altro,

e molti mi prenderanno con un solo pugno aperto, [come il disegno

di ieri notte, “un uomo nero che tiene il tramonto su un’isola

su una mano]) siccome sono una palla da rugby,

il campo sarà molto verde,

io e te cadremo assieme.

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Veronica Falco

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