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Sconfinamenti

Ho attese di pioggia addosso
filate di rame agli occhi
secchi stratagemmi ai piedi.

Sospetto bellezze ovunque
fin dentro le rughe del mare
che sono piccole infrazioni di vento.

Non posso accedere, se non per attimi di foglie verdi,
ai corruschi verdi declivi dell’amore:
mi mancano sapienza e conoscenza:

manca la geometria dell’incoscienza:
ordite trame della lontananza
a scaglie i desideri si urtano. Fronteggiano.

Potrei invertire il giro ai miei capelli
ora
ridare nuove ellissi alle mani
stringere vecchi vocaboli tra i denti.

Potrei persino piangere o sudare.
E non ho detto del naso
che fruga ogni sospetto di morte.

In fondo si cammina scalzi.
È l’ultima verità che ci resta
la prima terragna preghiera.

Sconfino intanto che scrivo
bevo e asciugo geografie di vento.

Mi perdo
in un brodino di stelle
in imprudenze di significati.

Cerco nei calendari, nelle pietre, al sole
qualche spontanea colonna
un modo di sfogliare i giorni

tutto il mondo che ho d’intorno
è una sana prurigine.

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