Sibilla Aleramo / Caffè letterario

Ricchezza

In lento nodo
la massa stasera de’ capelli
mi fa morbida la nuca.
Lentezza e ricchezza
de’ miei pensieri,
stasera.
Cuor dolce d’una rosa,
bruna,
che non sfoglio.
Ho dato un’ora
d’attento cuore,
c’è un altro ancora
ch’io potrei cantare,
imagini che lo sguardo penetra
brune profonde,
e non sfoglio.
Crepitava arsa
l’anima di stasera.
Ma la rosa è molle,
lenti i capelli,
tanti,
su la mia nuca dolce.
Ricco e lento
il nodo
del mio silenzio
nella notte in cammino.

*

Son tanto brava

Son tanto brava lungo il giorno.
Comprendo, accetto, non piango.
Quasi imparo ad aver orgoglio quasi fossi un uomo.
Ma, al primo brivido di viola in cielo
ogni diurno sostegno dispare.
Tu mi sospiri lontano: «Sera, sera dolce e mia!»
Sembrami d’aver fra le dita la stanchezza di tutta la terra.
Non son più che sguardo, sguardo sperduto, e vene.

*

Lao-Tse

Vecchio venerato bronzo
d’uno che rise.
Tra Confucio,
dall’affilato volto così a noi vicino,
tristezza densa in pieghe ferme,
e il Budda, biondo legno,
il Budda, stellare pace,
sta, su un bove fuggente,
Lao-Tse che rise,
che diceva il mondo
un’adunata di tutti tutti i pazzi d’Iddio.
Vecchio venerato bronzo.
Gli porto fiori rosei d’orto.

*

Notte in paese straniero

Notte in paese straniero,
notte di stelle, notte di vento dolce.
Le rupi dentate lambono il cielo
e lo fanno più chiaro.
Cieli lontani dei paesi dove passai,
dei paesi dove amai,
cieli fioriti di queste stesse costellazioni,
e pur lontani,
dov’erano speranze che più non so,
disperazioni che più non mi fanno piangere,
io vi rivedrò,
forse,
e penserò allora a queste notti in paese straniero,
a queste luci vivide nel vento
che volteggia dolce su le rupi,
a questa mia anima
che ancora una volta si risolleva,
si risolleva avida,
penserò a questo ch’è ancora nelle mie vene
palpito di giovinezza,
ardore forte,
volontà più grande d’ogni mio grande pianto,
e stupirò allora,
o notte di stelle, di vento, di anelito solitario….

*

Distesa su un fianco

Sono distesa su un fianco;

sotto la mia gola le mie mani congiunte,
le dita ardenti dell’una nel cavo ardente dell’altra,
gli occhi chiusi, i denti serrati.

Non c’è nella stanza un orecchio
a cui io possa dettare parole senza muovermi,
senza strapparmi da questo rogo?

Una mano ignara di bimba o di centenaria:
qualcuno che non conobbe mai questo tormento
o l’abbia per sempre dimenticato;
e possa scrivere senza tremare
le parole che mi gorgogliano nella gola
ardenti più delle mie mani congiunte;
e non sappia comprendere
e non soffra
non soffra per me, non soffra per sè.

*

Il tuo sorriso

Il tuo sorriso….
Vibrazione che aduna la vita
e la sconfina.
C’è il tuo genio nel tuo sorriso.
Sapienza implacabile,
dominio e sdegno,
a fiore d’un occulto vortice
ritmo di fantasia iridescente….
Il tuo sorriso….
Sottile soffusa ombra canora
su la chiarezza silenziosa
del fermo volto.
O gagliardo,
amo il tuo sorriso,
che ti esprime oltre il tuo stesso volere,
balenante segno
della vita che in visione trascendi,
amo il tuo sorriso,
malizia di fanciulla
e magia d’eroe,
il tuo sorriso dove
a fiore d’un occulto vortice
smaglia e canta,
soffusa di danzante ombra,
la tua forza….
La tua forza.
Vibri, e altro non chiedi.
Attingi e varchi la vita
col tuo sorriso,
fantasticamente vi dissolvi
il dolore noto e la gioia ignota,
in un brivido che t’allaccia
al cuor del mondo.
C’è il tuo genio nel tuo sorriso.

*

Da una fotografia

Un piccolo rettangolo di carta platinata,
l’imagine a toni grigi d’un ciglio di monte,
a sera, contro un cielo di bioccoli di seta.
E tagliano monte e cielo due righe,
sembrano righe di musica,
sono su due fili del telegrafo rondini ferme,
noticine nere, nere distanti nere vicine,
rondini, tante, dissimili tutte,
inserite nel doppio grigio della sera,
e sembrano due righe di musica.

*

(Da Momenti, Firenze, Bemporad & figlio, 1921)

Sibilla Aleramo (pseudonimo di Rina Faccio) nasce ad Alessandria il 14 agosto 1876. Alla prima fase della sua produzione letteraria appartengono soprattutto gli articoli di argomento femminista e socialista pubblicati sulle riviste Gazzetta letteraria, L’Indipendente, Vita moderna, Vita internazionale. Dirige inoltre il settimanale milanese L’Italia femminile, nel quale tiene una rubrica di discussione con le lettrici e ricerca la collaborazione di intellettuali progressisti come Giovanni Cena, Maria Montessori, Ada Negri e Matilde Serao; nello stesso periodo conosce Anna Kuliscioff e Filippo Turati. E’ molto vicina al Movimento Futurista e alle avanguardie artistiche e letterarie.
Nel 1906 pubblica il suo romanzo autobiografico Una donna, che le frutta successo e popolarità. Da quel momento, i suoi interessi si concentrano più sull’espressione e la rivalutazione della diversità femminile che sulla rivendicazione della parità dei sessi.
Nel secondo dopoguerra si iscrive al Partito Comunista Italiano e svolge un’intensa attività politica e sociale, collaborando, fra l’altro, all’Unità e alla rivista Noi donne. Muore a Roma il 13 gennaio del 1960, dopo una lunga malattia. Sibilla Aleramo ci ha lasciato una ricca produzione letteraria tra romanzi, liriche, collaborazioni giornalistiche e diari. Tra gli scritti di maggior spicco, oltre al già citato Una donna, i romanzi Il passaggio (1919) e Il Frustino (1932), le raccolte poetiche Momenti (1921), Selva d’Amore (1947) e Luci della mia sera (1956). Nei suoi versi, l’anelito alla libertà si esprime in uno stile innovativo, essenziale e nondimeno elegante, che intreccia in modo singolare carnalità e lirismo: una poesia di immagini, tutta fuoco e immediatezza, nella quale elementi del tardo Romanticismo, del Decadentismo e della Scapigliatura vengono rielaborati alla luce della nuova coscienza femminista e antiborghese. Vi si avverte la propensione dell’autrice nei confronti delle avanguardie letterarie, che l’eterogeneità dei temi e la rottura con gli schemi tradizionali della metrica e del verso rendevano congeniali alla sua sensibilità nervosa e al suo anticonformismo.

(Immagine: Con la rosa fra le labbra, di Ettore Tito, 1895)

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