NIENTE

Con niente da dirti lascia
che io prenda la parola,
accetta
la mia saliva, le onde smorze
che rotolano alla tua riva aperta
i resti
della mia barca di carta pane.
Io non so niente,
niente;
sii all’altezza di questo.
Non aspettarti il modo, un modo
da me di sopravvivere a un saluto,
allo sgiovanirsi dei visi,
all’imbarazzo
giallo che fanno le certezze.
Se accetterai questo
come fossi una madre se annuirai
sorridendomi appena
ti darò uno smarrimento
in cambio
immenso come un platano
che ho visto in qualche posto del nord
a fine estate.
Ricordo gli si arrivava tutti
alle radici
come a un altare, il mento al cielo
e poi lo si abbracciava
(la guancia alla corteccia le braccia
crocifisse impotenti a cingergli la vita)
senza nemmeno saperne la ragione.

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