Recensione a “Dopo l’estate” di Marcello Bettelli (Giovanni Perri)

La vita accade ed ogni accadimento è un fiore accolto nella cornea del cuore, fiore di campo e fiore d’asfalto. Lì, strenuo segreto s’appresta e si rivela, fiore contrario, ancor più vivido e puro, ed è già un cuore scoperto, messo alle diavolerie della pioggia che tutto polisce e lucida. Ecco l’immagine che di primo acchito mi viene dall’immenso caleidoscopio di figure che ad una ad una aggallano in questa silloge d’esordio che Marcello Bettelli pubblica col titolo “Dopo l’estate”  per i tipi della Matisklo nella collana “comete”–feb. 2016. Poesia emersa nel silenzio della riflessione, dentro una messa a fuoco sofferta e sentita  come energia vitale. Perché vivere ha questa tensione nell’ascolto d’ogni minima forma, speculare e metronoma, se si potesse dire, e il poeta lo sa, lui, che guardingo indovina i battiti e le soglie e si concede, auscultando e tacendo ma assegnando ad ogni movimento una ferita, che è ferita appunto dell’occhio e del cuore, precisa come un segno e livida come una sentenza del sangue. E il lettore le sente le ragioni del sangue, le segue, le inchioda, le imprigiona, nella materia viva e cruenta di una lingua mai paga, per nulla accomodante e schietta e dolente come una malattia.

Se io fossi in grado d’indicargli la rotta, a codesto lettore, in questa  poesia lucida e traumatica, per certi versi, e vitrea, eterea,  termica,  farei assegnamento di tacergli il destino, la destinazione,  munendolo almeno d’uno stetoscopio, donde cavarne ogni minima doglia, ogni minuzia da inseguire, passo a  passo, nel silenzio attutito del dolore che ogni consapevolezza rende. Già: perché è poesia consapevole di falde e burroni, scomoda come la verità sa esserlo, essa stessa verità indicibile e ascosa, tirata via dai nugoli della coscienza, e per questo etica, civile, irrimediabilmente umana.  Poesia d’esperienza e pragma, direi, intagliata nel suono d’un verso quasi parlato e perciò ancora più vivido, perché incisivo, ammonente, oggettivato nel corpo di una analisi e per questo illuminata, se possibile, da ogni anelito materialista, sincera nel darsi e bella e seducente specie nella sua forma contratta, breve, quasi aforistica, dove il chiarore emerge allargandosi in un gioco di onde circolari a catturare amore e morte, filosofia e vita, disincanto e bugia, in un porto colmo di miserie e bellezze. Poesia del cuore si, ma non intimista, o tale solo perché in grado d’estendersi e trascendere, nel cerchio di un occhio solo e muto, ma reattivo, le forme di una patologia più ampiamente umana ovvero collettiva, sociale, per certi versi finanche senza tempo. E l’onestà, la sincerità, nello scandaglio di ogni ottusa forma, sono davvero i tratti peculiari a una scrittura di scavo, empirica, di indagine, capace di farsi davvero riparo nell’amore che il poeta sente innanzitutto come necessità.  Bettelli ha questo dono nel fuoco della lingua, di accendere l’amore in ogni falda, tirando via l’immagine più netta e onesta che un cuore sia capace di produrre, nelle forme di un battito contrario e perciò rivelatore, avvitato anzi inchiodato al suo significato più profondo e netto, più intimo, forse addirittura salvifico.

Giovanni Perri

 bettelli

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