Antonella Rizzo | Inediti 2021

Qual è la funzione della poesia oggi e, soprattutto, possiede ancora un valore intrinseco, un’esistenza indipendente in un panorama letterario dai confini incerti e nebulosi, si fa portatrice di un manifesto esistenziale? Il discorso è complesso e probabilmente non esiste un approdo o più semplicemente una serie di possibilità che, anche se apparentemente antitetiche, potrebbero rappresentare le diverse soluzioni in una dialettica costruttiva che mette la Parola al centro della prassi quotidiana. Dopo un secolo di grande fermento letterario e umano, di grande sofferenza ma anche di tensione culturale ad altissimi livelli assistiamo oggi nel mondo occidentale a fenomeni di esaltazione della parola-ego o di tecnicismi sterili, prodotti di una società sapientemente anestetizzata nei sintomi ma trascurata nella cura del malessere patologico d’origine. Così i veri picchi creativi si possono apprezzare proprio in quelle sacche di umanità che vive nella complessità e nella precarietà. Ecco perché molto spesso la buona poesia risiede nelle voci strozzate dai drammi quotidiani, nelle voci femminili che pagano il loro tributo al mondo ogni volta che esprimono le istanze più intime, nel linguaggio interiore del  Sud del mondo dove la cultura rappresenta il vessillo della rinascita.
Se il travaglio è all’origine della creazione e la sofferenza personale può rappresentare il paradigma di un vero atto politico, in questo momento storico segnato dal terrore di un nemico biologico sconosciuto ogni poeta ha quindi il compito di diffondere poesia, come antidoto e cura.

 

 

 

DONNE  DI PALESTINA (sette poesie dal ventre del mondo)

 

Sono fatte di miele

le donne di Palestina

un pezzo di cuore

per contenere i ricordi

e la carne mischiata all’argilla

per non sentirne l’assenza.

 

C’è il mare a Jabàlya

e il nome di Dio sulla spiaggia

sboccia tra i fiori di pompelmo.

Non c’è notte che non tolga

le tende alla speranza

per piantarle in sabbie più sicure.

 

È facile trasportare un sogno

chiamarlo il giusto, il misericordioso

come i 99 nomi dell’Immenso.

che chiede tregua alle luci del piombo.

 

Se trovassi l’amore potrei nuovamente

farcire l’agnello di noci e di riso

cibarmi all’alba, tra i cedri

prima di tornare nel mio sobborgo.

 

Se questa terra non sapesse di manna

e di pietre che sanno pregare

il sangue sarebbe acqua di fiume

e i cadaveri a galla pasto di squali.

 

Ma la carne mista all’argilla

si scioglie nella notte salmastra

diventa un altro pezzo di cuore

per contenere tutta la speranza.

 

Le madri di Palestina

non leggono i fondi, e il caffè caldo

sa di cardamomo e di pazienza

danno alla luce un canto al giorno

annaffiando i semi della disperazione.

 

 

 

 

Antonella Rizzo è nata a Roma il 17 gennaio 1967. E’ poeta, scrittrice, giornalista, performer. Ha pubblicato: Il sonno di Salomè – Edizioni Tracce, 2012;  Confessioni di una giovane eretica – Edizioni Lepisma, 2013;  Cleopatra. Divina Donna d’Inferno– Fusibilia libri, 2014; Iratae pièce teatrale con Maria Carla Trapani – Fusibilia libri, 2015; Plethora – Nuove Edizioni Aldine, 2016, A dimora le rose, Edizioni Croce, 2018, A tutti quelli che non sanno che esiste il vortice – Lavinia Dickinson, 2019. È stata tradotta in albanese, arabo, inglese, polacco; i suoi testi sono presenti in molte Antologie di Poesia contemporanea. È organizzatrice di eventi culturali di carattere nazionale e internazionale tra cui il Premio letterario internazionale “Antica Pyrgos”.

 

 

 

 

 

 

 

 

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