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nota a Franca Alaimo (Sacro cuore, Giuliano Ladolfi editore 2020)

Una Bambina seduta nel portabagagli di un’auto vede i paesaggi srotolarsi e ci vola con gli occhi. Davanti gli adulti parlano e l’eco si mischia alla polvere che si alza sul vialone che arretra. Lei salta, come se avesse nella mente i sussulti di una strada inchiodata male, una curva che sfuma in un rettangolo di cielo inclinato, grumoso, reo di qualcosa. Non sono voci ma alberi, case che lente sfigurano nel sogno di una vita: un padre, una madre, un luogo originario che schiude piccole pulsioni del tempo, immagini riavvolte nell’esplosione di un corpo liminare, troppo vivo nelle sue prospettive di seni fioriti controluce, nell’amore che gli cresce sbandando e non sa dov’è, dove va, forse a incastrarsi per sempre tra gli occhi e la gola, come una commozione dopo un saluto.
Sembra la scena finale di un romanzo e invece è l’inizio di una bellissima raccolta di poesie (Sacro Cuore di Franca Alaimo, Ladolfi editore, pagg. 82, gen. 2020), combinate in un piccolo scrigno di ricordi via via emersi in straordinaria bellezza: la fuga in cui tutto rientra come per riordinare una pellicola di voci e figure; segreti liberati nella dolce melodia della parola che profuma di fiori e frutti acerbi, parola girata in vortici di sottoscale e minigonne, androni e nascondigli dove un significato sbuca all’improvviso, rivelandosi.
Dalla prima all’ultima pagina si è completamente rapiti da questa bambina che impara la vita e ora la canta con le mani sulla bocca, svelandosi nel giogo erotico dell’accensione. Bambina scolpita nel profilo preciso del tempo, metà urgenza, metà paura: di andarsene per sogni e impulsi nell’età che la rivela al mondo.
Ecco, Franca ritrae quel volto furbo e timoroso, tutto ravvolto in ombre e svolto nella più intima luce: tra preti e bellimbusti, compagnie allegre e turgide malinconie, persino l’ambiente borghese colma una sua perfetta variazione ti toni amorosi in cui raccogliersi. E l’affresco espande la sua piena poesia nell’uso d’una sintassi piana, scorrevole, sorvegliatissima, vera nella sua compiaciuta nudità. Una parola e un verso di grande impatto visivo, un libro, nel suo insieme, rilegato in sequenze come un album fotografico, come un diario di intime rivelazioni dove il suono scorre all’indietro tirandoti. E la bambina è già donna, pronta alle nozze e piena di fragole e ciliegie che suonano, ancora, nelle tasche, mentre con gli occhi felici di gatta e di maga sorride a se stessa e al mondo.
(Giovanni Perri)

*
Le gambe rannicchiate, il mento sulle ginocchia,
viaggio nel portabagagli di una giardinetta
beige e marrone sobbalzando ad ogni buca
insieme ai borsoni di stoffa e quattro sacchetti
di carta azzurrina. La strada solitaria
si arrotola, dietro, con le sue quinte dipinte
di case e alberi che non sono veri
e non mi va di sapere quale sia la meta.
Gli adulti parlano, ridono, dicono:
ma quanto tempo ci vuole ad arrivare?
Ogni tanto si ricordano di me
e mi chiedono: tutto bene là?
Sì, sì, rispondo mentre immagino
che non ci fermeremo mai,
che tutte le cose finiranno
nel sogno che mi gira in testa
dove ci sono un castello, un prato celeste
e tantissimi cespugli di fragole succose.
*
Si facevano le feste
nella terrazza di Paolo:
c’era solo la luce della luna.
Che sortilegio le ombre
che oscillavano tra le piastrelle e il muro,
i corpi che ruotavano stretti,
le mani cariche di desideri.
La piccola Carla con la giacchetta azzurra
diceva: ora lo racconto a mamma
che l’hai baciato, e scappava
giù per le scale, come una saetta.
*
Se mai ci fosse un silenzio puro
se ogni allodola non avesse
nemmeno un filo di canto
se tu mi guardassi in silenzio
se io fossi una rapida luce
che smuore senza rumore
se il mare non suonasse
le sue campane d’acqua
se cielo e terra non ci fossero
e basta.
*
Te lo dicevo sempre:
invidio tutti gli uccelli
che cadono a terra
soltanto quando muoiono.
Infilano le finestre
come lampi di piume
e quanta grazia, quanta leggerezza.
Che avrò mai fatto agli dei
io che non posso mai spargere
la mia voce da un ramo di pesco?
*
Ventotto giugno.
I fiori della magnolia
come lune sui rami.
Il velo da sposa
sul letto.

****

Franca Alaimo esordisce come poeta nel 1989 con Impossibile luna, a cui seguiranno altre 14 sillogi. Sul sito La Recherche ha pubblicato tre e-book (due sillogi poetiche ed un epistolario). Ha collaborato con Pietro Terminelli nella redazione della rivista L’involucro, con Tommaso Romano in quella di Spiritualità & Letteratura, ed attualmente con Maggiani e Brenna, direttori della rivista on-line La Recherche. Ha tradotto due brevi sillogi di Peter Russell. Ha pubblicato saggi sulla poesia di Domenico Cara (La firma dell’essere, ed. Atti e fatti lombardi, 2003), Tommaso Romano (Le eutopie del viaggio, ed. Vallecchi, 2005), Gianni Rescigno (La polpa amorosa della poesia, ed. Lepisma, 2007), Luciano Luisi (Luciano Luisi. Una vita come poema, 2009, ed. Lepisma), Franco Loi (su Angeli e poeti. ed. Guido Miano) e centinaia di recensioni sulla produzione dei poeti contemporanei. Sue poesie sono state pubblicate in molte antologie e riviste e storie della letteratura contemporanea, tra le quali Insulari. Romanzo della letteratura siciliana, curato da Stefano Lanuzza (Stampa Alternativa, 2009).

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