Informazioni su Massimiliano Moresco

Ho iniziato a scrivere poesie nel 2012. Prima non avrei sognato mai di dedicarmi a questa forma di espressione, in quanto preferivo altre forme di comunicazione. Tuttavia, come una specie di folgorazione, dopo aver riletto lo Zarathustra di Nietzsche e il libro Rosso di Jung, ho sentito l'esigenza, direi quasi maieutica, di tirare fuori il mondo sottostante alla coscienza. Quel famoso mondo inconscio, irrazionale, magmatico, il quale se non collocato sotto la luce del sole razionale, rischia di possederti.

Commiato

Sto sui cigli come i giunchi e mi lego, ben stretto, alle spalle la rissa dei nembi che tramano come trama l’orgoglio alle valve del rancore. con quale inizio, mi dico, con quale serietà congiungo tutti i punti di questa aurora per diffondere tutti i nomi del commiato il mio quando sarò, finalmente, abbracciato al quel castagno antico.

Gomene

Le gomene ci raccolgono al consueto almeno pizzichiamo le vene con due dita mentre, facete, ci sussurrano la vita. Ma dimmi, tu, che mi guardi, triste di sbieco, come fossi un assolo di tosse che mi guardi come fossi, tu, una foto, sulla lapide, al sepolcreto. Dimmi, tu, che diventi breccia e ti spacchi i timpani a furia di gridare … Continue reading

Sotto e sopra

Versare tutti gli occhi sul senso del mutabile: arrivo e boom: un biscotto, un biberon, un sakè che tutto giunge con l’odore del tuono e poi va via come la barca di carta che si riempe di colpo e affonda, risciacqua il viso, tutto, intriso di nuovo dal fondo e la tinta caduta dai becchi come l’ocra, arriva decisa sulla … Continue reading

Salgemma

Oggi sono salgemma a fortiori ho cristalli alla rinfusa vivo in un polipolio come somma, mi sollevo e mi sottraggo bivacco, faccio un cerchio, divento cristallo e mi passo un dito tutt’attorno, suono sono sonoro, consuono un mormorio stacco un ferraccio, m’affaccio alla gemmazione m’innesto valanghe alle mani un tralcio di corbezzolo da ottobre a novembre donde rima coi petali … Continue reading

Aporia

Non fossi altro che l’aporia del vagare sarei scalzo: coi piedi le impronte rimangono fintanto che giovano all’errare, non fossi altro che un acciarino e un terraqueo che scompare alla bruma, non fossi altro che polvere e tutti i colori feraci del creato sarei comunque un’apnea appena sotto la foschia se cavando petali dalla fralezza mi spandessi all’entropia.

Trincea

Io so dell’animosità del fiatare incagliato alla banchiglia, so che il freddo sa di mare e non smette d’ingoiarci. Io so dell’effuso dell’instabile che abusare del riflesso sia uguale al franto delle camole, so che trattenere il respiro è avere paura della marea e che il respiro è tutto ciò che siamo in questa trincea in cui esplodiamo colpi a … Continue reading

Falde

Ecco, vedo le falde l’attecchirsi ai basamenti giù, alla banchiglia che si apre al levare, alla luce che mi accarezza il timore se sto pingue su questo cuscino in cui languo di tinte e apatite . Spurgo frammenti, via mi faccio posto, ora sopra quel gelo, l’arpione, che mi alleva alla blandizia. E tu, foschia, hai visto la corda che … Continue reading