Mai vestirsi di viola

Ti brillerò sulla mano anche oggi. Ho tanta di quella pasta di vetro al collo da velare lo scarmiglio dei pensieri e dei capelli; e tu che nascondi l’aria dietro la schiena allenterai la presa, ancora una volta dopo avermi gettato addosso voci e pietre come si getta il pane; nascondendo il viso.

3-D

  Fa male quando scalcia il buio e inghiotte le palpebre? Fa male la spinta nel vento della prescrizione? * -Non farti murare all’ombra- c’è sempre un’uscita; un riscatto che graffia il parquet ali precarie per un ciuffo di cielo onesto nel primo quarto di luna quanto basta per vedersi. * -Diceria amore malattia- e un guinzaglio purga il distacco … Continue reading

Orologi (meccanismi d’incastro di Luciana Luzi & Catia Dinoni)

Mi piacciono gli orologi a carica manuale e quelli automatici, piccolini da donne di altri tempi, simili a bracciali, ma anche da uomo, grandi, con i meccanismi visibili o con la catenella. Mi piacciono perché non sia una pila a regolare la funzione di dirmi l’ora, ma una mia azione, che sia io col movimento del polso o con il … Continue reading

ATTIMI CADUTI DAL CIELO

ed io supina il suo puntaspilli * Precariato della catturata. È fuggita ha sfondato la barriera del corpo è uscita da un occhio col piede poi tutta. Per non sentire lo stomaco temperare matite e scrivere rotte sul planisfero del paradiso * Vorrei fermarmi. Queste ossa rotte reclamano un letto reclamano baci reclamano quiete e trovare chi sa fare magie … Continue reading

LE DONNE SOLE

sono aghi d’oro che cuciono il cielo che voi strappate * TI DOMANDAVO BENE solo un po’ di bene non il sole che acceca e brucia non l’afa d’agosto non la puntura della rosa né il suo fragore nelle nari e non un ascensore bloccato ché nei miei palmi aperti da terra a cielo è il grano ed è cosa … Continue reading

L’abitudine

Mio malgrado, sei. Sei le sbarre alle mie finestre, il foglio bisunto che cade; il rosa antico che ingiallisce ai bordi nel caldo malinconico da appartamento. Tutto questo ha un suo rumore, un suo peso specifico. Leggero abbastanza da farne barchette che puoi schiacciare sotto un passo un po’ più lungo se la pioggia ci mette tempo a liquefarle. Per … Continue reading

It itinere

Se iniziassi a prendermi invece di mandarmi per traverso? Finora ho segnato le cortecce di maggio per vederti arrivare. Scomodità di ieri, ostilità chissà, sai, rido quando ancora mi chiamano zingara. Nel tormento di fiati mi sono tolta cinque vite, insidie concesse al capogiro trascinando alla meglio pozzanghere di ottano. Dovresti d’istinto prendermi per il verso giusto, nei passi poco … Continue reading

Souvenirs

Arriverà finalmente il giorno in cui tutta la nostra storia sarà scritta dentro un brutto portachiavi di plexiglass; allora guarderemo le nostre cotonature in formato 9×13 senza sentirci sopraffatti. Continuerai a regalarmi boccette di zagara e chiavi di serrature cambiate: tutte cose che potrebbero salvarci. Ma al momento mi serve spazio. Io stessa ricetto polvere in attesa di qualcuno che … Continue reading

Dolcemente

Mi piace questo caldo: rende la cera molle, m’invoglia a nidificare. I disegni sulla pelle non si sciolgono, i lacci si. Per questo ti scivolo via dalle unghie anche se cerchi di piegarmi dolcemente come fai col giornale di oggi prima di leggerlo. (Foto: Natalia Drepina)

Seminare il buio

L’unica mia luce: il riflesso delle bugie fra le scapole dorate, le candele dei ristoranti panoramici in una sera dove niente ha sapore e dove spugne imbevute d’aceto nutrono le vene vuote delle orchidee per qualche ora; poi, sarà il morire oppure no; non ha più importanza. (Foto: Alfred Johnston)

Ruscello…Chi È Come Dio?

A te M. perché sei una donna speciale.   Ricorda l’avorio della tua torre, donna, i passaggi che rialzano arazzi distogliendo i varchi: nessuno ci si pulisca più i piedi, il culto di te sia attraverso pelle inalterata il verbo sulle labbra enigma al marciume e poi, sfinisciti, strappati le unghie scava fosse profonde seppellisci chi ti ha infestato mortifica … Continue reading

Quando ti scoprivo triste

Non riesco a disegnare il girone dantesco che imperversa, so che c’è un luogo dove soffermarsi fa male, e madre mia tu mi combaci nello sguardo e nella piega di labbra abbassate come quando ti vedevo stringere i denti per non vomitare la solitudine degli anni: ora che ci sono dentro e non ti guardo più allo specchio mi cade … Continue reading

Senza rossetto

Tu sai a cosa penso se mi chiedono di scrivere dentro a una di quelle finestrelle di carta che si aprono: non al cestino del pane usato per la frutta, non alla crocchia, al grembiule che copre una parola di troppo o alle posture forzate che hanno gli arti dolorosi e il cuore duro dei vecchi; penso ai baci dati … Continue reading

Sestante

Fammi un piacere: inventati un dolore, un dolore qualsiasi. Non coprirti gli occhi con le mani mentre cambio l’acqua ai fiori finti. Ho le unghie spezzate per il troppo scavare. Imbastiscimi male l’orlo della gonna togli la sinistra da tutte le mie scarpe aiutami – anche oggi – a non accadere

DOVREI DORMIRE

non vedo nessuno e nessuno vede me. Ho scelto una strada fitta per non tradire la lucentezza che cela in lontananza desiderio e stanchezza specie ora che la densità smembra il trave nell’occhio e liberati i fantasmi e le ombre danzano mentre viscere s’avviluppano nel tremore intenso che arriva fino alle ciglia * Un cono d’ombra fa riposare il sole. … Continue reading

La ragazza col gatto

Mi mettete in posa su un carretto dipinto e non sentite, fra le giunture molli i fruscii delle ortiche. Nessuno sente. Eppure le mie grida sono grida; a volte tracciano bestemmie nella sabbia calda sotto il piede del venditore di braccialetti. Mi avete disegnato addosso piccole pervinche assetate mentre la carne si disfaceva nell’erba alta: lasciatemi ora! Lasciatemi essere la … Continue reading

Istantanea

Quella strana fossetta che mi vive sulla guancia, quella voce finta da nenia per cantare la notte ai bambini io tu rughe e cipria sale e ferite e tutt’intorno il braccio, difesa ossuta del tuo piccolo mondo – reggere, cullare, maledire – con l’odore dell’erba bagnata e la luce selvaggia dei papaveri sulla postura legnosa: così nascondi le linfe ancora … Continue reading

Nessuno vendeva fiori

Nella tua serra dolce la luce,   dolce il calore. Eri la rosa di un solo giorno   sui capelli di chi non ha paura; eri la fossetta su una guancia rossa, la serietà di un bambino   intento a domandarsi la cartaccia al vento che viaggio farà. E intanto sfiorire, di schiena   l’aria che ruggina fra i treni … Continue reading