Soledad

in fondo c’è il mare. La signora lo guarda, la signora, tranquilla, ascolta: il tema, le sue declinazioni. C’è alghe di sotto, un buio susurro annoda un porto lasco, senza cominciamenti. Si posa una mano sulla gamba, ascolta: il fiore dell’ultimo cerchio le stive dell’arte. Sale dalle caviglie un museo di organze ammutolite.

Postilla a Yehoshua (di Giovanni Perri)

Il poeta continua a tacere   ho riletto, durante le ferie estive, il racconto di Abraham Yehoshua “di fronte ai boschi” incluso nella raccolta, edita Mondadori, “Il poeta continua a tacere”. La storia di un intellettuale ebreo che ha letteralmente bisogno d’un ritiro, un isolamento per attendere alla stesura di un lavoro sulle crociate. Ritiro che nasce da un bisogno … Continue reading

Passage

né ricordi né oblii, né questi nomi che cercano di comparire e poi scompaiono che se l’inghiotte il vento; e neanche un rumore di foglie sotto i piedi neanche un varco, dissolta l’aria in un vapore d’oro: mi tocca ripescare dentro l’ozio, finire la parola estate o prolungarne il vizio a sera nei gelati al limone che fanno più tonda … Continue reading

Figure

e non soltanto gli occhi, quelli davanti al giorno che muore: mi prende la parola, il gesto, ed ogni resto di luce incastrata, l’ora che in un suo giro d’onde mi ritorna: e riconosco i suoi sottomarini, la gioia che inchioda l’acqua e più su, le vette avvistate lamelle della malinconia. Son’io lo spazio prolungato, il volto venuto dalla sabbia … Continue reading

Una mia lettura a “Mentre morivo” di W. Faulkner

I libri sedimentano. Tu li leggi e dopo vent’anni hai ancora dentro l’amalgama di sensazioni e il coro di voci dei sopravvissuti, le lente agonie dei suoni e gli odori che fanno capolino a caso, gocce di vari sudori combinate a memoria su un vetro che persino a Luglio piange. Così ho ripreso tra le mani dopo quasi vent’anni “Mentre … Continue reading

cose

ho sistemato, sai, con cura, ogni piccola cosa: il rubinetto che perde, la scala che da al seminterrato, il piede del tavolo in giardino. Ho messo persino una lucina al ripostiglio, che tanto, dicevi, mancava. E ora che tutto è a posto in questi cavi minuscoli del giorno, io mi sistemo: e riesco persino a parlarti, per ogni goccia, passo, … Continue reading

cinema

sembriamo due miracolati, io e te, venuti via da chissà quale dramma, salvati con la bocca, due bambini intaccabili. Siamo legati con la lava, una sola memoria, frusta, vetusta, bandita. Appena un grammo di dolore ci sbilancia e la trama ci avvolge. Siamo noi il cinema, il buio: poltrone reclinabili che inghiottono bottiglie, borselli, storie.

rumori di fondo

prima viene il pensiero, l’accumulo dentro: la parola che pesa milioni di ipotesi e avanza un suo piano segreto: sapere che dentro c’è un arrivo; poi rompere l’aria, sentire i rumori di fondo: come se tutto fosse da verificare: girare i corpi, colmare, combinare: finire risucchiato in una gioia selvatica. Comincia così l’inganno di scrittura: felicità insaputa di bagatti senza … Continue reading

nota di lettura a “La vita nascosta” di Felice Serino (di Giovanni Perri)

E’ appena uscita, nei tipi “Il mio libro”, l’ultima raccolta di poesie di Felice Serino “La vita nascosta” (pagg. 368, euro 22; 2017): un volume corposo a cui il poeta ha dato impegno e abilità nel combinare forme quasi al limite della palpabilità, tale è la materia dei suoi versi, sempre indicativi d’un limite da attraversare,  una soglia variamente percepita … Continue reading

cose che restano

si perde tutto qui, tutto scompare: da parola a parola è un lento cercare nell’aria il punto esatto, lo spiraglio, l’esatta provenienza. Ho cercato -e non ho mai trovato- il modellino di un’Ascona verde, la misura del tempo in una radiolina accesa nell’ora del silenzio, l’occhio impaurito del cefalo, l’ipotesi d’oro. E’ detta così la cura per i nomi: la … Continue reading

calcio di rigore

la calda noia d’una fontana nell’assolata noia d’una piazzetta, come se fosse un cuore a mezzogiorno: sbucciarsi i ginocchi, trovare la lucertola. E’ tempo di tappi di bottiglia qui, di barberie sepolte nella testa scalini che portano passi di antiche omelie. Luglio di carta salata, da girarci epoche. Vedi, qui terminava l’orologio, la torre, le cosce di Evelina sul balcone; … Continue reading

Confini

d’accordo, potrei dire che c’ero, che prima qui saliva una stradina polverosa e che un giorno conobbi uno zingaro e insieme leggemmo i versi di Kavafis; poi lui ricominciò a salire sui pullman ed io tornai a guardarlo dal balcone. Mia madre aveva un orecchino d’oro e un lobo delicato, la sera leggevamo Céline e guardavamo insieme la pioggia Céline … Continue reading