calcio di rigore

la calda noia d’una fontana nell’assolata noia d’una piazzetta, come se fosse un cuore a mezzogiorno: sbucciarsi i ginocchi, trovare la lucertola. E’ tempo di tappi di bottiglia qui, di barberie sepolte nella testa scalini che portano passi di antiche omelie. Luglio di carta salata, da girarci epoche. Vedi, qui terminava l’orologio, la torre, le cosce di Evelina sul balcone; … Continue reading

Confini

d’accordo, potrei dire che c’ero, che prima qui saliva una stradina polverosa e che un giorno conobbi uno zingaro e insieme leggemmo i versi di Kavafis; poi lui ricominciò a salire sui pullman ed io tornai a guardarlo dal balcone. Mia madre aveva un orecchino d’oro e un lobo delicato, la sera leggevamo Céline e guardavamo insieme la pioggia Céline … Continue reading

Nota di lettura di Alba Gnazi a “e mi domando la specie dei sogni” (Terra d’ulivi edizioni, marzo 2017) di Giovanni Perri

Ho avuto bisogno di un giorno di vento, del silenzio magmatico delle cose dentro, per immergermi nelle tue parole – ti parlo come fossi qui, Giovanni: una conversazione a tu per tu dal tuo libro a ogni mia impressione di lettura. Ogni testo richiede propensioni interiori d’ascolto, ogni testo compone un organigramma di pensiero che prende avvio dalla ricerca – … Continue reading

Carillon

mi porto alle tue fondamenta, tocco le ossa e le radici entro tacendo nella tua mappa di nei secolari: porta pazienza della mia lunga fila di castelli arrugginiti da piogge e ubbìe, ascolta il camminare scalzo delle bestie quando sogno di averti in respiro e ti catturo come fossi il primo cerchio della notte, la parete girata da toccarci l’esatto … Continue reading

ProtoOmnibus

averci l’abitudine a leggere al buio inghiottiti dai rumori dei bus che scompaiono un attimo prima vederli per aria girare gli angoli di casa, trovarli sotto al tavolo alle sei di mattina attratti dalla luce del fornello, dividere in venti un caffè, poi entrare di nuovo nella pagina insieme, respirando ciascuno dentro il suo cappotto.

Intro

provo ad esistere. ci provo. tocco una pietra: qualcuno mi racconti dove inizia la storia della polvere o quest’erba che cresce attorno alle parole. Vedo gente che lavora sui profili dei timpani romanici (e non ci sono timpani romanici qui intorno o campane e io sento le campane scolpire in un orecchio il giorno e il giorno tutto intiero inghiottito … Continue reading

Recensione ad “Alessia” di Raffaele Piazza* (Giovanni Perri)

Nel dormiveglia passa la vita e stende i suoi colori: si colma in precipizi e plana, evanescenza d’attimi e figure, nel coro di presagi a rincorrersi, soglie nel turbinio d’amore che tutto nomina e concede. Prende contorni netti la figura di amore in Alessia, ragazza danza nel corpo del tempo, in questa misteriosa stanza della mente che il poeta costruisce, … Continue reading

H 23;35

ti confermo l’orario di partenza e il luogo, l’hotel dove pernotteremo e il sogno che faremo il giorno prima agitando le bandierine del cocktails di benvenuto, io e te smarriti nella hall della mente, con i due piccoli tesori in spalla guardando la luna nel lampadario di murano, in realtà inghiottiti, dentro la calda noia del livido viavai dei forestieri … Continue reading

dentro piccoli incendi

aspettare così che tutto si rinnovi, da una piccola ferita escano in fila tutti i segni ch’io teneva in serbo di scolare, goccia a goccia, fino a bagnare i piedi del giorno con parole di oscura lentezza come accoglimento, incanto, gestazione: sentirne le radici donde un vuoto appoggio alla malinconia; e farne attese, ancora, da sentirci la notte annusando. Scuotere … Continue reading

ecloga

sfuma l’inverno: la luce si ravviva, nomina le cose. Non ci spostiamo eppure tutto intorno fluisce di nuove trasparenze il tempo e siamo altro, altro sollievo l’incedere della parola: una mano ci scrive in segreto uno a uno daccapo i tremori di ogni singola corolla e un piano di innate meraviglie sveste l’aria.

e poi coniugazioni, attese, soglie

In questo mi somigli, mi sommergi. Quando hai voce d’acqua e dall’acqua escono figure: allora io ti vedo vetro e voliera e pianto nel seme della luce un gioco e l’allegria ci sposta: tirati nel piccolo orologio a picco, degli occhi: parliamo e galleggiamo come se fosse cinema, disegno d’aria, lucina di poesia. Un polline svola e mi raccorda, abile … Continue reading