Il vento del mare

Ci sono giorni che l’intonaco mi si scolla dal volto; e accade quel tutto che si aggruma e si vetrifica come gli occhi di certi santi di legno che contendono al dolore il salso; quell’odore che di me si porta via il vento del mare nelle ore disabitate.

Le favole mi annoiano

Sono le mani più piccole e quelle più bianche a scomparire prima dietro il bricco del tè o dietro cornici divenute opache a forza di alloggiare vite sbiadite. Ma il nostro è tutto un gioco, lo sai. Giochiamo a nasconderci dagli anni invisibili, dove il cielo ci cade ogni mattina sul davanzale come un uccello ferito; e dove tu sei … Continue reading

Recensione di Donatella Pezzino a “E mi domando la specie dei sogni” di Giovanni Perri

Ogni poesia è un’occasione di sogno e di bellezza. E la bellezza è un lavoro paziente di scavo. Io sogno di essere archeologo e scultore: levigo negli affanni e a volte mi trovo a scoprire che la vita è un’invenzione stramba dei poeti che tutto sanno fare fuorché vivere. (Giovanni Perri) Sono davvero pochi gli autori che sanno autodefinirsi, e … Continue reading

L’abito color avorio

La testa, le mani, l’abito color avorio. Stanno lì, sospesi sulla gruccia in attesa di dimenticarsi a vicenda. In questo purgatorio di scarpe spaiate la radio a valvole tartaglia In the mood appannando i vetri e tu dipingi fiori recisi, improbabili fiori per inventarti la vita dentro una morte che non profuma  

Cafè chantant

Ho finto di non avere i soldi per il rhum perché essere astemi non è popolare e poi, qui mi chiedono sempre la stessa canzone; mentre il tovagliolo vaga fra i tavoli, sul braccio sdrucito di un cameriere fumè. Sam arenato sui tasti punta la signora dal boa un po’ disfatto, la scia di profumo appesa agli odori. Sarà tempo. … Continue reading

Nel tuo ricordo

    Permetti alle sonorità latenti di trasfonderti l’effluvio dei lilium, a compenso della poca luce desiderata. Prendi fiato pensando a quante stazioni ci separarono e a quanti nidi d’ossa avresti potuto assomigliare semplicemente abbracciandomi; a quante ombre ti si confonderebbero addosso, ora, se non ci fosse la neve.      

Dicembre

Trasognati. Pur senza neve, ora, lasciarsi attutire. Su questa strada tutto è casuale: l’incrocio dei passi, le spalle che si sfiorano, gli occhi che non si riconoscono. E poi il vento caldo, che ci piange addosso i petali, e la sabbia come un lamento di gente lontana; lo stesso vento che ora canta fra i miei capelli l’inascoltata malinconia dei … Continue reading

La voliera

Il giardino e la sua gabbia vuota, da riempire coi silenzi. Parlavi sempre dei silenzi, tu; di quelli che non dicono, che scavano fossati, che distendono in bell’ordine le ciocche tagliate e ne fanno corde per i polsi. Parlavi di silenzi che non so. Mi resti, ora; con le parole che non avrei voluto e questo pianto di neve sui … Continue reading

Souvenirs

Arriverà finalmente il giorno in cui tutta la nostra storia sarà scritta dentro un brutto portachiavi di plexiglass; allora guarderemo le nostre cotonature in formato 9×13 senza sentirci sopraffatti. Continuerai a regalarmi boccette di zagara e chiavi di serrature cambiate: tutte cose che potrebbero salvarci. Ma al momento mi serve spazio. Io stessa ricetto polvere in attesa di qualcuno che … Continue reading

Dolcemente

Mi piace questo caldo: rende la cera molle, m’invoglia a nidificare. I disegni sulla pelle non si sciolgono, i lacci si. Per questo ti scivolo via dalle unghie anche se cerchi di piegarmi dolcemente come fai col giornale di oggi prima di leggerlo. (Foto: Natalia Drepina)

Le gerbere

Non ti ho comprato le gerbere. “Abbiamo colori bellissimi, oggi” diceva la signora dei fiori. Colori. Bellissimi. C’era un azzurro che tremava nelle ossa: inverno e rimpianto. Giallo il polline che il vento portava lontano tra gli aranceti e il mare; dove la vita ti urla negli occhi. E sotto l’erba, petali ancora freschi che nessuno ricorda: il viola delle … Continue reading

Seminare il buio

L’unica mia luce: il riflesso delle bugie fra le scapole dorate, le candele dei ristoranti panoramici in una sera dove niente ha sapore e dove spugne imbevute d’aceto nutrono le vene vuote delle orchidee per qualche ora; poi, sarà il morire oppure no; non ha più importanza. (Foto: Alfred Johnston)

La casa dei venti

Hanno portato via gli specchi, i bicchieri dal lungo gambo e il vapore del caffè fatto fresco che ingialliva i tuoi fiori di stoffa. Nudo di sole il muro ricorda le ombre che amavi: una piccola testa ricciuta, l’angolo di un finto Velàzquez, la tua vestaglia d’estate dimenticata appesa. Non rimpiangerle. Come l’aria troverai nuovi modi per confonderti con gli … Continue reading

Movida

Usciamo. In larghe fascine raccoglieremo i rami secchi dell’inguine per non sentire il nodo che ci stringe. L’incensiere manda fumi: la sola notte possibile è quella che il tacco non dice. Così – prosaicamente – il cielo spegne intonso il volo delle luci su un epilogo di occhiaie e di albe stinte. ( Ph: Monica Galvan Photography)

Svernare

Sei una stagione che non esiste. Non hai braccia e non hai gambe; caldo e mosche vecchie ti muoiono in grembo come su acini non colti. Chiusa nel tuo pistillo hai germinato inverni di tazze a tema, fra i Limoges e i fiori di vetro: lunghi inverni. Lividi. Buchi sulle foglie. Piccole mani su cui riflettere. I tuoi capelli sfioravano … Continue reading

Ridi

Ci siamo messi un rametto fra i capelli – un rametto per uno – che spero ti distolga l’attenzione dai miei mocassini senza calze; il tailleur è freddo, e veste goffo nella luce umida del dopopioggia. Sorridere abbracciati in questa strada lucida di guerra assorda come una vetrata improvvisa che s’infrange nel sonno; però ridi e spendi tutte le tue … Continue reading

Potresti

Potresti attutire il rumore che faccio cadendo; con le mani invece rabbocchi quello che non manca e mi peschi a caso dal sacco delle foglie. Ho voglia di liquirizia: ma non ricordo più la strada che porta alle tue tasche. Sotto la lampadina a risparmio si diventa letargici, ragionando d’uva buona e del mare sotto i treni e delle lenti … Continue reading

Le piccole cose

Mi mangio le unghie e poi ti lamenti che non riesco a smettere; non ricordi il gusto che lasciava la bicicletta vecchia, e non mi frughi nella treccia per trovarci le pezze e le nenie che mi canto come se mi avessi guardato dormire. Oggi quel poco di azzurro si scioglie via dagli occhi con l’agro dei mandarini e il … Continue reading